Ventotene, a metà della rotta che unisce Ponza ad Ischia è la più piccola isola abitata delle Pontine. Tranquilla, avvolta da un mare cristallino, offre al visitatore una vacanza a stretto contatto con la natura e presenta caratteristiche assai diverse da quelle dell’isola di Ponza. Di origine vulcanica nelle terre rossastre e brune, coperte da bassa vegetazione e da fichi d’india, meta di un turismo crescente, offre al primo impatto già l’inconfondibile sapore di "antichità".

Il promontorio dalla scarna ed inconfondibile massa tufacea, detto Punta Eolo (accenno al mitico dio del vento), al di sopra del quale sono sparsi i resti di un’imponente villa romana, cui la tradizione ha attribuito l’emblematico nome di "Villa Giulia", a ricordo della figlia dell’Imperatore Augusto che vi soggiornò in esilio.

Alcune eruzioni riconducibili a circa un milione e settecentomila anni fa (Villafranchiano antico), proiettarono fuori dal mare lave e materiali, che dettero vita, in breve, all’isola di Ventotene, che venne così a costituire la parte superiore di un cono vulcanico. Dopo la prima plasmatura, la definitiva realizzazione dell’isola, avvenne circa un milione e duecentomila anni fa, quando una nuova eruzione consoliderà la struttura dell’isolotto di S.Stefano. L’isola è lunga circa 3 km e larga, nel punto più esteso, meno di 800 m. La forma allungata ha un andamento NE-SO.

L’isolotto S. Stefano si trova a 1,5 km ad Est di Ventotene. In età antica Ventotene venne chiamata ora Pandaria, ora Pandotira. A partire dal Medioevo ci sarà la deformazione lessicale dell’originario nome, fino a giungere all’attuale "Ventotene", che molto probabilmente deriva dal termine "vento". L’isola sale alla ribalta della cronaca a partire dallo scorcio del I sec. a.C., con la sua designazione a luogo di esilio, per vita dissoluta, di esponenti della famiglia imperiale. In questo luogo si fondono due scenari meravigliosi: una terra dalle fragranze antiche, dall’aria dolcissima, dagli aironi e dai falchi pellegrini; un mare ricco di colori, di storia millenaria e di reperti che evocano le leggende in cui affondano le radici della nostra cultura.
A cura di: Nimue