Il Settimo Senso news
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Last Access: 2017-08-20 13:33:33  
02/2014
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id: 759
Rubrica: Intervista
Redattore: Nimue

Titolo: Il rock vince su tutto! Intervista ai Petrarca

Incontro Fernando Felli, voce, chitarra, basso, del gruppo dei Petrarca. In questa occasione, si fa gentilmente da portavoce della sua band e si racconta…

Ciao, Fernando! Il 22 ottobre 2011, ti vedrà protagonista, insieme al gruppo Petrarca, di un live progressive rock anni ’70, come nasce l’idea di questo concerto?

L’idea nasce innanzitutto dalla grande voglia di suonare e poi quella di regalare ai giovani presenti e non solo, l’atmosfera degli anni ’70 caratterizzata da una fantastica produzione musicale che è ormai scritta nella storia.

Perché proprio Petrarca? Come nasce la scelta di questo nome?
Petrarca prende il nome dal mitico club di Antrodoco di via del Mulino, 7. Un club inaugurato nel 1968 che ha regalato a tanti giovani dell’epoca infinite emozioni. Ricordo ancora via del Mulino piena di ragazzi venuti da L’Aquila, Rieti, Terni. Traffico bloccato e ramanzina regolare dei Carabinieri. All’inaugurazione portammo solo due canzoni: “Piccola Katy” dei Pooh e “Mare incantato”, un pezzo melodico giudicato dai più fini palati una sega a nastro.



Che cosa dei Petrarca attraversa più generazioni?
La nostra è passione allo stato puro. Abbiamo portato avanti una ricerca costante sui pezzi più significativi di quell’epoca dal blues al rock, dal pop al progressive rock. La nostra musica coinvolge quattro generazioni e questo lo notiamo ai nostri concerti. C’è attenzione tra il pubblico che partecipa attivamente allo spettacolo e questo è molto bello.

Il mondo della musica è molto cambiato dai vostri esordi. Pensi sia possibile per un gruppo che si forma oggi, mantenere un sodalizio artistico come il vostro?
Noi siamo nati nel 1968, ovviamente tanti musicisti si sono alternati, l’ultima formazione è dell’anno scorso. Ora abbiamo messo le basi per creare un repertorio sempre più vicino al rock, cito alcuni artisti: Jimi Hendrix, I Cream, U2, New Trolls, PFM, Pink Floyd, Dream Theater, Deep Purple. La nostra ricerca maniacale ci ha portato a scovare i pezzi più suggestivi e significativi di questi artisti. Per i giovani di oggi, purtroppo ci sono problemi di varia natura: dal disporre di una sala prove, all’acquisto degli strumenti, dall’impossibilità di salire sopra un palco, fino alla difficoltà di portare avanti un gruppo, dove tutti i componenti sono uguali nel condividere una passione, ma diversi per cultura, per stile di vita, per compatibilità di carattere. Andrebbero aiutati, è il minimo che possiamo fare noi grandi, per trasmettere la nostra gioia di suonare e l’adrenalina che ti entra nell’anima quando sali sul palco. Un consiglio? Non mollate mai, alla fine il rock vincerà su tutto!



 

Le vostre canzoni attraversano le generazioni. Che effetto vi fa sentire i giovani che le cantano?
E’ una bella soddisfazione vedere dei giovani cantare insieme a noi queste canzoni storiche e lo è ancora di più quando ti chiedono il bis. Le hanno ascoltate dai loro genitori, le hanno amate, odiate, metabolizzate e sicuramente qualcosa è rimasto in loro di quell’aria rivoluzionaria che ha modificato in modo irreversibile la società di allora.
 

La discografia sta vivendo un momento delicato, secondo te, la musica come riuscirà a salvarsi?
Vedi, negli anni ’70 c’erano gli artigiani musicisti, ossia quelli che creavano dal nulla i loro pezzi, magari all’interno di una cantina e nei migliori dei casi in un angolo di un garage. Gli strumenti erano limitati, ma la fantasia, la voglia di gridare al mondo quello che facevi era grande. Ricordo noi Petrarca, allora ci chiamavamo The White Shadows, non uscivamo mai dal nostro club. Eravamo bianchi come un lenzuolo e puzzavamo di muffa, il nostro Patchouli. Ora la tecnologia prevale sulle qualità dell’artista e spesso vediamo basi musicali sparate nei concerti senza vergogna. La musica italiana per salvarsi deve tornare ad accarezzare la qualità del pezzo, fregandosene dei pubblicitari che trasformano qualsiasi cretino in un artista di successo. Passati un paio di anni e questo individuo scompare nel nulla, proprio perché non aveva nulla da dire. Non sarà un caso che i gruppi degli anni ’70 continuano a regalare emozioni e che molti di loro hanno festeggiato più di 45 anni di attività.


 

Quante cose pensate di dover dire ancora a livello musicale?
La musica è infinita e questo è il bello. E’ un grande pezzo di tela bianca dove ognuno può disegnare quello che vuole. I Petrarca inizieranno a breve un percorso acustico da alternare al repertorio rock. Abbiamo individuato una decina di pezzi molto interessanti che proporremo al pubblico la prossima estate.
 

Credi che continueremo ad ascoltare le giovani band, anche fra 40 anni?
Ne sono convinto, basti vedere la moltitudine di persone che riempiono gli stadi, i teatri. La cosa più bella è ascoltare un concerto dal vivo. Si respira un’aria diversa, le emozioni le tocchi con mano e ad ogni incontro sei consapevole che ti stai regalando un sogno, che rimarrà dentro di te tutta la vita.
 

C’è un brano di quelli che solitamente eseguite durante i vostri concerti, al quale sei particolarmente affezionato?
Ce ne sono tanti, uno per tutti “Notte sul Montecalvo” di Modest Musorgskij, nella versione rock dei New Trolls. In Italia siamo noi e i New Trolls a proporlo al pubblico. E’ un pezzo del 1868 con dentro tanta di quella potenza ed originalità da sembrare scritto di recente.


 

Cosa ti aspetti dal futuro per i Petrarca?
Continuare a suonare con lo spirito giusto e la passione di sempre.
 

Grazie Fernando per la tua disponibilità, è stato davvero bello e interessante parlare di tutto questo con te.


 

 

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