
Nome d'arte di Greta
Lovisa Gustafsson, nasce a Stoccolma il 18 settembre del 1905. E' stata
un'attrice svedese fra le più celebri di tutti i tempi. Dotata d'indiscussa
bravura, con il suo carisma e fascino misterioso fu soprannominata la Divina.
Figlia di Karl Alfred Gustafsson, netturbino e di Anna Lovisa Johansson,
contadina d'origine lappone, fu una bimba dal carattere malinconico e piuttosto
chiuso, che preferiva restare sola, appartata, a fantasticare, piuttosto che
unirsi ai coetanei nel gioco; da grande confesserà che, pur considerandosi una
bambina come tutte le altre, le capitava spesso di sentirsi un attimo prima
molto felice e subito dopo molto depressa.

Ancora quindicenne, in
seguito alla morte del padre, dovette abbandonare la scuola per contribuire al
sostentamento della famiglia; si impiegò inizialmente in un negozio di barbiere,
poi come commessa e saltuariamente come modella. Nell'estate del 1922 incontra
il regista Erik Petschler e sarà proprio grazie a lui, che verrà introdotta nel
mondo del cinema, recitando in piccole particine e successivamente in ruoli
sempre più impegnati. In seguito ad un provino, conosce il regista Mauritz
Stiller, che per lungo tempo diventerà suo pigmalione. Il look dell'attrice
subisce nel frattempo dei progressivi mutamenti. Fuori dal set infatti, la
ragazza ama vestire comodamente, in maniera molto informale e inventa, forse
inconsapevolmente lo stile alla Garbo; decisamente androgino, con giacche di
taglio maschile, pantaloni, camicia e cravatta.

Nel marzo del 1924 a
Stoccolma viene presentato il film La saga di Gösta Berling: apprezzato dal
pubblico, viene demolito dalla critica, ma Stiller decide di ripresentarlo a
Berlino, dove registra un successo incondizionato. Successivamente, nella città
tedesca, Greta fa conoscenza con il regista Georg Wilhelm Pabst, che le offre
una parte nel film La via senza gioia: la pellicola si rivelerà un classico
della cinematografia e servirà alla Garbo per lanciarsi verso un futuro
hollywoodiano, con contratto alla MGM. Spesso infastidita dal clamore e
dall'essere scontenta per i suoi primi film girati nel 1926, La tentatrice e
Donna fatale, in cui ricopre parti di vamp, seducenti e distruttive, prive di
scrupoli; ruoli che lei detestava. Dal 1927 al 1937 interpreta una ventina di
film, sempre nel ruolo d'una seduttrice.

Greta dovrà aspettare
quattro anni e interpretare ancora sette film muti prima di venire impiegata in
un film sonoro. E allora, finalmente, in Anna Christie (1930), la Garbo parlerà
per la prima volta in una pellicola e lo farà per chiedere al barista Jimmy «un
whisky con ginger ale a parte. E non fare l'avaro!». I rotocalchi dell'epoca non
mancarono di salutare in maniera entusiastica l'avvenimento, titolando a
caratteri cubitali: "Garbo talks!", ovvero "la Garbo parla!". Sono molte le
leggende cresciute insieme e attorno alla figura di Greta Garbo; molto si è
detto sulle sue presunte tendenze sessuali, quasi impossibile immortalarla, se
non solo di sfuggita, avvolta in un cappotto lungo fino ai piedi, grandi
occhiali da sole, il capo avvolto in un'ampia sciarpa, mentre usciva di casa per
recarsi a fare la spesa.
Molto chiacchierata a Hollywood fu la storia d'amore, o quanto meno di intensa
amicizia, che la Garbo ebbe con l'attore americano John Gilbert, una delle più
fulgide stelle del cinema muto.

L'attrice svedese, sebbene
sinceramente legata a lui, non esitò a lasciarlo, quando questi le chiese di
sposarlo; forse, indipendente ed autonoma, la Garbo non desiderava unirsi a
nessuno. Sono emerse d'altra parte, fin da quegli anni, testimonianze circa la
bisessualità della Garbo.
Con l'avvento del sonoro, la carriera cinematografica di Gilbert entrò in crisi:
la sua voce non si rivelò adeguata alle pellicole parlate, ma la Garbo non lo
abbandonò e nel 1933 lo impose come comprimario al regista Rouben Mamoulian, nel
film La regina Cristina, che si rivelò un grande successo al botteghino.
Con il compositore Leopold Stokowsky l'attrice visse un'altra storia
sentimentale, coronata da una romantica fuga d'amore a Ravello, sulla costiera
amalfitana (1938).

Sul grande schermo, Greta
Garbo è stata anche spia, regina del doppio gioco, assassina, aristocratica,
moglie infedele, ammaliatrice e donna irresistibile, cortigiana e prostituta.
Nel 1939 Ernst Lubitsch ne fece la protagonista di una commedia, Ninotchka
(1939), in cui la diva dimostrava doti di attrice brillante e dove, per la prima
volta sullo schermo, la si vedeva ridere.
Dopo il grande insuccesso ottenuto con l'interpretazione di Non tradirmi con me,
del 1941, a soli 36 anni decide di ritirarsi dalle scene. Sfuggì sempre la
notorietà: le sue ultime interviste, fra le poche rilasciate, risalgono al 1928.
Varie biografie confermano l'intensa relazione fra la Garbo e Mercedes de Acosta,
poetessa statunitense di origine spagnola, considerata una delle 'pioniere' del
lesbismo negli ambienti hollywoodiani, che amò anche Marlene Dietrich, la
storica 'rivale' sullo schermo della Garbo.

Riservata fino
all'eccesso, Greta non perdonò mai alla de Acosta di aver diffuso alla stampa
informazioni sulla loro storia sentimentale e chiuse ogni rapporto con lei. In
numerose lettere la poetessa implorò il suo perdono, ma l'attrice non cedette:
la de Acosta morì sola e povera nel 1968, a New York. Greta Garbo stabilì la sua
residenza a New York, in un lussuoso appartamento alle cui pareti erano appesi
alcuni quadri di Renoir, uno fra i suoi pittori preferiti. Trascorse molto tempo
a Taormina, ospite del dietologo delle dive Gailord Hauser, dando sfogo alla sua
bisessualità che, in una città trasgressiva come Taormina, meta da due secoli di
omosessuali famosi e non, non faceva notizia.
Nel 1950 la rivista Variety la nominò migliore attrice dei primi cinquant'anni
del secolo; un premio Oscar alla carriera le fu conferito nel 1954. Come
migliore attrice era stata candidata quattro volte dall'Academy Awards. Da
allora fino alla morte, avvenuta al Medical Center di Manhattan nel giorno di
Pasqua del 1990, condusse una vita assolutamente riservata.

La Garbo ormai apparteneva
al mito e all'immaginario collettivo. Federico Fellini, parlando di lei, la
definì una fata severa: in cuor suo era, la fondatrice d'un ordine religioso
chiamato cinema.
Film muti/sonori
Luffar-Petter (1921), di Erik A. Petscheler
La saga di Gösta Berling (Gösta Berling Saga) (1924), di Mauritz Stiller
La via senza gioia (Die Freudlose gasse) (1925), di Georg Wilhelm Pabst
Il torrente (The Torrent) (1926) di Monta Bell
La tentatrice (The Temptress) (1926), di Fred Niblo
La carne e il diavolo (Flesh and the Devil) (1927), di Clarence Brown
Anna Karenina (Love) (1927), di Edmund Goulding
La divina (The Divine Woman) (1928), di Victor Sjöström - il film è andato
perduto
La donna misteriosa (The Mysterious Lady) (1928), di Fred Niblo
Il destino (A Woman of Affairs) (1928), di Clarence Brown
Orchidea selvaggia (Wild Orchids) (1929), di Sidney Franklin
La donna che ama (The Single Standard) (1929), di John S. Robertson
Il bacio (The Kiss) (1929), di Jacques Feyder
Film sonori
Anna Christie 1930, di Clarence Brown esiste anche una versione in tedesco di
Jacques Feyder
Romanzo (Romance) 1930, di Clarence Brown
La modella (Inspiration) 1931, di Clarence Brown
Cortigiana (Susan Lenox, her Fall and Rise) 1931, di Robert Z. Leonard
Mata Hari 1932, di George Fitzmaurice
Grand Hotel 1932, di Edmund Goulding
Come tu mi vuoi (As You Desire Me) 1932, di George Fitzmaurice
La Regina Cristina (Queen Cristina) 1933, di Rouben Mamoulian
Il velo dipinto (The Painted Veil) 1934, di Richard Boleslawski
Anna Karenina 1935, di Clarence Brown
Margherita Gauthier (Camille) 1937, di George Cukor
Maria Walewska (Conquest) 1937, di Clarence Brown
Ninotchka 1939, di Ernst Lubitsch
Non tradirmi con me (Two Faced Woman) 1941, di George Cukor