Il Settimo Senso news
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02/2014
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id: 639
Rubrica: Grandi Amori
Redattore: Nimue

Titolo: Amore straniero 7

Rumori sommessi, padelle e piatti che sbattono fra loro, rumori ormai dimenticati, ma rimasti impressi nella parte recondita del cervello chiamata infanzia, “sssst fai piano, che dorme il bambino” la voce della mamma, sicura, certa e riconoscibile. Odore di caffè… questa mi è nuova. Apro gli occhi preoccupato, due polpacci abbronzati di donna appaiono dal nulla, stanno sopra al legaccio di due bei sandali rossi col tacco alto… proseguo nella risalita, una gonna fuxia appena sotto il ginocchio, una maglietta bianca con una scritta d’oro, capelli biondi, una cascata di biondo, una punta di Chanel 5 misto nel caffè. Roberta sta sistemando di buona lena l’angolo cottura chiamato cucina, è indaffaratissima, non si accorge che la sbircio dal letto dove mi sento sfatto completamente. Dopo un pò vedo i piedi avvicinarsi, oggi unghie laccate di rosso, in tinta con i sandali, sempre coordinata lei.
"Ciao! Sveglia dormiglione!".

Mi tocca col piede le gambe, basterebbe molto meno per svegliarmi completamente, ma oggi non riesco a uscire da quello stato di semi-incoscienza che mi ritrovo addosso.
Mi stupisco di me, accidenti cosa mi sta succedendo, un bocconcino così associato all’odore di caffè non riesce a svegliarmi?
Roberta insiste con il piede sul ginocchio: "Ehi! Dai su, che mezzogiorno è passato da un pezzo! Ma cosa fai tu di notte invece di dormire?".
Mi sento spossato, ho la mente annebbiata, come dopo una solenne sbornia e dire che ieri sera non ho toccato alcool. Mi guardo attorno, ho addosso l’odore di Adriana, ma lei dov’è? Pian, piano mi torna alla mente l’accaduto, le lucine, lei che arriva dolcissima, l’amore, il sesso proibito, il continuo e ricontinuo sfinimento in amplessi infiniti, accidenti ma com’è stato? Quante volte lo abbiamo fatto? Infinitamente, senza pause, impossibile, lei non c’è. Dov’è andata? Ma come ha fatto ad essere qui stanotte mentre so per certo che sta in Romania?

Queste sono le domande che mi attanagliano la mente, mentre Roberta si avvicina dolcemente con il caffè.
"Dai bevilo, che ti fa bene, ma che hai combinato? Non ti ho mai visto in queste condizioni".
Accidenti a lei, questa qui capisce sempre tutto, devo dirle qualcosa di credibile.
"Ho avuto una notte movimentata, forse ho mangiato male ieri sera…".
Chanel N.5 sorride maliziosa.
"Sì, sì, lo so il tuo mangiare pesante com’è, so delle tue nottate di lavoro che devi sorbirti... poverino!
"Tu ridi, davvero non so come spiegartelo, ma è stata una notte molto… diciamo movimentata….
"Sì, immagino…".

Roberta sorride sorniona. C’è una punta di gelo, un misto di gelosia e indignazione, che traspare dagli angoli delle labbra col rossetto.
Mi sento in colpa e accidenti non so neanche il perché, non so se ho sognato, o se è successo qualcosa davvero, mi sento frastornato, non so se ho mescolato il piacere col lavoro, non so se dovrei essere radiato dall’albo degli investigatori, sento una presenza forte dentro di me, come se qualcuno mi dicesse cosa devo fare contro la mia volontà. Bevo il caffè, Roberta si siede accanto sul letto, mi guarda attenta, mi scruta gli occhi col suo modo dolce indagatore, tolgo gli occhi dai suoi, ma è troppo tardi, a lei basta meno di un secondo per leggere attraverso il nervo ottico tutta la mappa completa del mio cervello.
"Allora com’era? Bionda, mora, rossa?".
"Roberta, ti assicuro che non...".
"Dai, lascia stare le scuse e le menzogne, lo sai che non le sopporto e poi tu per me sei un libro aperto".


"Lo sapevo, non doveva venire oggi...".
"Guarda, ti giuro…".
"Ok, se vuoi parlare con me davvero, resto, altrimenti me ne vado! Ne sento già abbastanza di bugie a casa mia!".
Se mi tocca la casa, il marito e via cosi sono finito.
"Ok, ti racconto tutto ma promettimi che non ti arrabbierai".
"Tu intanto comincia a raccontare poi vedremo…".
Iniziai da quello che avevo mangiato, le cose che avevo, o meglio non avevo, bevuto. Le raccontai del mio risveglio straordinario notturno. Qui lei mi fermò molto interessata, non aveva battuto ciglio finora.
"A che ora tutto questo?".
"Le tre penso, o giù di lì".
"Mmmm, corrisponde, vai avanti…".

Le raccontai delle lucine, dell’arrivo di Adriana dai vetri, dai muri della stanza, del suo materializzarsi accanto a me, del suo profumo, della dolcezza che emanava. Roberta sembrava si aspettasse qualcosa del genere, non faceva una piega. Solo gli occhi ogni tanto, mentre le raccontavo qualche particolare, lasciavano trasparire qualche emozione. Evitai accuratamente i particolari intimi, anche se lei voleva saperli, non ho mai trovato un'indagatrice così curiosa, così indecentemente curiosa.
Al termine le spiegai come mi ero addormentato esausto nel letto e di come aprii gli occhi al profumo del suo caffè.
La professionalità di tante inchieste mi fece chiederle:
"Ora dimmi tu, cosa corrisponde?
"Stanotte, alle tre e dodici mi sono svegliata di soprassalto. Ho acceso la luce, ho guardato mio marito che dormiva pacifico. Ho avuto la netta sensazione che stava accadendo qualcosa di extrasensoriale a qualcuno a me molto caro.

Mi sono precipitata nella stanza dei miei figli, ma per fortuna dormivano pacificamente tutti e due. Mi sono chiesta a chi stava capitando qualcosa che sentivo straordinaria e molto pericolosa. A te non avevo pensato, solo alla fine, quando stavo riprendendo il sonno interrotto mi sei venuto in mente e ho deciso di venire a verificare come stavi stamattina, si fa per dire visto che è pomeriggio ormai.
"Molto interessante, quindi qualcosa è successo davvero".
"Sì, direi di sì!".
Abbracciai un altro risvolto della faccenda:
"Quindi tu ed io in qualche modo siamo legati imprescindibilmente, ma qualcosa ci lega e direi non solo dal punto di vista professionale".
Chanel N.5 girò lo sguardo verso la finestra, ma troppo tardi, gli occhi erano lucidi. Quando mi rispose si era ricomposta, molto veloce e dotata di buone risorse la ragazza.
"Sì, forse in qualche vita precedente ci amavamo, qualcosa sarà rimasto…".


Lo disse in tono astratto, come parlasse del tempo di quel fine settimana. Mi sconcertava e mi incuriosiva allo stesso tempo questo suo modo di essere, questa sua diversità, questo modo di parlare asciutta dell’amore e di cose soprannaturali, era pane per i suoi denti.
"Avevi qui un casino, ma quant’è che non lavavi i piatti?".
"Dolce, come si fa ad essere così?".
"Non ricordo l’ultima volta che ho riordinato, sai per lavoro sto sempre fuori…".
"Sì, sì, lo so… il tuo lavoro…".
Di nuovo quel sorrisetto da gatto sornione, strafottente e intrigante allo stesso tempo. Ritornò, come il tempo a Londra, a parlare di quello che le toccava il cuore.

"Senti, ma tu pensi che mio marito abbia intercettato un flusso così da parte di quella strega?".
Gli occhi si erano riaccesi in una flebile speranza. Intravidi l’appiglio su cui poteva aggrapparvisi per salvare lei e quell'idiota che l’aveva tradita per i suoi comodi.
La presi alla lontana per farla sembrare più credibile.
"Guarda Roberta, se me l’avessi chiesto solo pochi giorni fa ti avrei detto sicuramente di no, non ci ho mai creduto a lievitazioni trascendentali, smaterializzazioni geografiche, o simultanei temporanei fenomeni extrasensoriali, di cui si leggono articoli su riviste specializzate. Ho sempre considerato gli autori una specie di ciarlatani. Roberta era seria, mi guardava gli occhi ascoltando col cuore di donna ferita. Speravo non si mettesse a piangere, non l’avrei sopportato.


"Dopo averti incontrato, dopo il tuo incarico, ho conosciuto un mondo occulto ai più, l’ho toccato anch’io con mano e ne sono rimasto anche colpito e ammaliato da certe sue rappresentanze". - Roberta fece una strana smorfia indecifrabile, - ma per fortuna ho delle energie positive che mi hanno permesso di emergere e non farmi sopraffare dall’oscurità.
"Quasi, quasi ci stavo credendo anch’io… continuai – quindi penso che un uomo che non abbia mai incontrato certe cose nella sua vita, in un momento di debolezza e sotto l’influenza di forze oscure, per non menzionare magie, o streghe, o altro noto alla cultura comune …".
Gli occhi di Chanel N.5 dapprima si inumidirono, le lacrime sgorgavano copiose, io stavo ancora recitando la filastrocca improvvisata lì, per li, per lei, ma ce la mettevo tutta per farla apparire reale.
"Basta Roby, apprezzo quello che stai facendo, ma non è il caso!".
Lo disse in mezzo ai singhiozzi rotti solo dal rimmel sfatto.

 

Non potevo desistere, specie davanti a un fiume di lacrime così:
"Guarda, ti giuro che è la verità, certe streghe non sai cosa possono fare... Stanotte è stato un emblematico esempio e l’ho vissuto sulla mia pelle, ne sono ancora sconvolto. Ricordi come mi hai trovato proprio oggi, quando sei venuta da me?".
I singhiozzi non accennavano a finire:
"Tu sei stato sottoposto a magia, tu pensi che io non sappia distinguere una magia e la passione di un uomo innamorato?".
Ora dovevo giocare il tutto per tutto, non potevo permettere che finisse così, lei lo amava ancora...
"Guarda, ti assicuro che nessun uomo avrebbe resistito ad una forza così potente come quella che ho sperimentato stanotte. Nessuno!".
"Ora non mancarmi di rispetto! Ho apprezzato il tuo tentativo di permettermi di uscirne a testa alta da questa storia, ma tutto ha un limite. Se continui a mentirmi così me ne vado e non mi rivedrai mai più!".

Si stava arrabbiando davvero. Non ho avevo mai trovato una così spietatamente “vera”. Decisi di approcciarmi verso una verità di qualche genere.
"Ok Roberta, magari tuo marito non sarà stato sottoposto a questo trattamento dal quale, ti assicuro, nessun uomo ne sarebbe uscito indenne – e qui era la pura verità – ma un tipo un pò debole, con dei problemi in casa, con la moglie… perdonaci Roberta siamo esseri deboli…".
Roberta mi buttò nei miei occhi uno sguardo indagatore senza battere un ciglio. Mi sentii penetrare il cervello e rigiralo come dentro la lavatrice. Poi parve rilassarsi, aveva ottenuto nella sua testa una buona percentuale di verità e questo parve calmarla.
"Siete tutti bastardi!".
Era dolce nel suo fervore. Non potei fare altro che abbracciarla mentre si perdeva nuovamente nei singhiozzi, il rimmel era già finito, non mi avrebbe macchiato la camicia.

 

(Per gentile concessione di Roberto Ferrari)


 

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