
Incontro il bel
tenebroso Luca Ward, interprete principale del film 7 km da Gerusalemme, il
regista Claudio Malaponti e il produttore Angelo Sconda, in un freddissimo
pomeriggio di dicembre...
Ciao Luca e benvenuto ad Antrodoco. 7 km da Gerusalemme, un film italiano dal
sapore mistico, tratto dall’omonimo romanzo di Pino Farinotti e sicuramente in
tema con il periodo natalizio. Quanto ti ha coinvolto psicologicamente questa
pellicola e quanto è stato facile calarsi nei panni di Alessandro Forte, per un
bravo attore come te?
Intanto
non è mai facile calarsi in un ruolo del genere, trovo sicuramente più facile
fare il poliziotto, il killer… Questo era un ruolo difficile, complesso, sono
anche momenti di vita particolari che un uomo attraversa. Io, tra l’altro in
quel momento vivevo un periodo particolare della mia vita, perché stavo
abbandonando un matrimonio, dopo 24 anni, quindi è chiaro che l’ho sentito
particolarmente. Sono stato supportato da Claudio Malaponti, che mi ha aiutato a
non cadere mai troppo nel personale, a non fare errori che potevano sembrare
grossolani. Quando si fa un film del genere, bisogna stare molto attenti.
Certamente hanno contribuito tutta una serie di fattori positivi. La regia ha
lavorato tanto, sono stati tutti molto disciplinati, precisi.

Questo film cade in un
momento storico in cui tutti noi cristiani, abbiamo bisogno di un incontro del
genere… Che rapporto hai con la religione cattolica?
Ho un rapporto tutto mio,
particolare, sicuramente al di fuori della Chiesa, perché la Chiesa è un mondo
particolare, è uno scontro politico, mentre l’uomo è alla ricerca dello scontro.
Ho un rapporto unico, personale con la cristianità. La fortuna di aver fatto un
film del genere è quella di avermi dato la possibilità di capire meglio me
stesso.
7 km da Gerusalemme è considerato uno dei migliori film italiani di sempre, al
di là del fattore religioso. Bellissime immagini, che trasmettono benissimo le
magiche atmosfere di quei luoghi. Il film è stato girato in Siria, Terra Santa,
che ricordi hai di quei luoghi e di quei giorni?
Se consideriamo le
tante difficoltà di fare il nostro mestiere… Se sei calato in un progetto bello,
interessante, che ti piace, dove ti trovi bene…L’attore fa il mestiere più bello
del mondo, non stendiamo l’asfalto sulle strade a – 10°, o a + di 60°. Un
ricordo che ho di quei tempi e anche lì credo ci sia la mano del Signore, è
stato quando eravamo a Palmyra e stavamo girando il film, quando ci fu
l’attentato a Sharm el Sheik. Mia figlia lavora lì da cinque anni e quella sera,
prima di andare a cena mi aveva mandato un sms, dove diceva che sarebbe andata a
Sanafir; la zona che la CNN ha ripreso e la pizzeria dove lei si trovava quella
sera era saltata in aria. Io non ho avuto notizie di lei per circa 24 ore,
perché i telefoni era scollegati, non sapevo nulla. Ricordo Claudio, che una
mattina mi disse addirittura che erano disposti a fermare le riprese, ma in cuor
mio sentivo che non era successo niente di grave. Mi ha dato una grande energia
e sono riuscito procedere, così alla fine mi sono messo in contatto con mia
figlia, che aveva riportato soltanto problemi di udito, causati dalla forte
esplosione. Da quando è accaduto questo episodio, a Natale regalo sempre 7 km da
Gerusalemme, ma non perché ci sono io nel film, anche se l’avesse interpretato
un altro attore, l’avrei regalato ugualmente.

A volte succede di dover attraversare delle profonde crisi interiori, come le
affronti?
Per fortuna mi è capitato poche
volte. Ciò che mi aiuta molto sono gli affetti, i figli, la famiglia, i cari
amici e qualche volta anche il lavoro.
Nasci artisticamente come doppiatore (ricordiamo Il Gladiatore), in Italia hai
iniziato a farti conoscere dal grande pubblico attraverso la soap Centro Vetrine
e successivamente in Elisa di Rivombrosa. Per una strana coincidenza, ti sei
ritrovato a recitare al fianco di un altro giovane attore emergente, Alessandro
Etrusco, proveniente proprio da Centro Vetrine, che in questo film di Claudio
Malaponti interpreta Gesù. Com’è stato lavorare insieme?
Alessandro è un uomo molto dolce,
la sua non preparazione durante questo film, è stata supportata dalla regia. E’
solo grazie a questa, se ha ottenuto quel risultato e gliel’ho sempre detto… la
sua dolcezza lo ha anche molto aiutato. Se Alessandro si è ritrovato a Cento
Vetrine, lo deve a 7 km da Gerusalemme. E’ stato preso, perché Daniele Carnacina
ha visto il film.

Claudio Malaponti, com’è
stato accolto il film dai siriani, in un momento in cui la Siria viene
considerata dagli occidentali un paese "sospetto"?
E’ stata una delle più
belle sorprese di questo film. La Siria, non solo ci ha accolto in maniera
straordinaria, ma ci ha addirittura appoggiato a livello governativo, con il
presidente Assad, con lady Asma al-Akhras, che è la moglie del presidente e ci
ha dato il permesso di girare luoghi mai ripresi prima dal cinema, come Le
rovine di Palmyra, Le Grotte di Malula, Aleppo, la zona del mare di Latakia.
Abbiamo girato in luoghi meravigliosi, unici, dove abbiamo ricostruito
Gerusalemme, oltre a girare tutta la Siria con 24 camion con la bandiera
italiana e siriana che si rincorrevano, con il titolo del film 7 km da
Gerusalemme scritto in caratteri arabi. E’ stata una delle esperienze più
straordinarie e gratificanti che abbiamo vissuto. Oltretutto anche la troupe
siriana e italiana, che ha lavorato anche in condizioni estreme, perché nel
deserto a 50-60° all’ombra era veramente difficile, eppure tutti erano pronti a
lavorare e sacrificarsi per un unico obiettivo, che era quello di realizzare
questo film, quindi senza cultura, senza distinzione di religione, ma tutti
insieme e uniti per unico scopo. L’appoggio fondamentale è stato dato da un
grande imprenditore siriano, che con la sua società ci ha permesso di realizzare
tutto questo.

Com’è è nata l’idea di
girare un film di questo genere?
Il film è tratto dal romanzo di
Pino Farinotti. Tutto è successo apparentemente per caso, ma in realtà sappiamo
bene che il caso non esiste. Sono state una serie di coincidenze, che ci hanno
portato a prenderci la responsabilità di lanciare questo messaggio nel mondo. E’
stata una scelta quasi obbligata, quella di andare a raccontare qualcosa di
molto attuale, importante non solo dal punto di vista religioso, ma per la
rappresentazione del Gesù in una situazione post-moderna per poi ambientarla in
un Paese mussulmano con amministrazioni ebraiche. Questo ha fatto sì che
diventasse un vero ponte tra Oriente e Occidente; un grande veicolo di pace, che
solo certi film “magici” possono fare.
Con quale criterio hai
scelto gli attori?
Gli attori li ho scelti molto
attentamente. Volevo attori molto sensibili, che potessero capire esattamente
che cosa andavamo a fare. Per esempio la scelta di Luca Ward, è stata
inizialmente una scelta tecnica, perché serviva un attore protagonista con la
presenza carismatica, che potesse reggere il confronto con l’altro protagonista
del film, che era Gesù…

Forse anche Luca Ward
avrebbe potuto interpretare il ruolo di Gesù…
Beh, sì, poteva… però io volevo
Gesù esattamente come ci è stato tramandato dall’iconografia classica, come ce
lo siamo sempre immaginato. Serviva un personaggio più giovane di Luca. Mi sono
ispirato all’immagine di Santa Faustina, quindi è stato anche difficile trovare
un attore che avesse tali requisiti. Anche questo è stato un caso unico, avere
un attore, che non era un attore, praticamente non aveva mai recitato, però era
talmente uguale, che ci siamo resi conto che era quello giusto.
Insieme abbiamo lavorato molto per
reggere questo confronto, senza mai cadere nella banalità.

Luca, oggi sei ospite ad
Antrodoco, paese situato in provincia di Rieti, che dista circa 100 km da Roma;
città in cui vivi. Ma qui il Natale forse ha un sapore più vero, più sentito.
Che sensazione ti ha trasmesso questo luogo?
Tranquillità. E’ la prima cosa che
ho provato mentre attraversavo la valle e stavo entrando nel paese, ho chiamato
mia moglie e le ho detto:” Ma a fine anno, invece di restare a casa, perché due,
tre giorni non ce ne veniamo qua, che mi sembra un posto così tranquillo?”
Infatti sono già d’accordo con chi mi ha portato qui, che forse riesce a
trovarmi una sistemazione alberghiera.

Prima di salutarci, vorrei
che facessi un augurio speciale a tutti noi e alla redazione de Il Settimo Senso
news per queste festività natalizie.
Si chiama Il Settimo Senso news??..
Strana coincidenza… L’augurio che posso fare a tutti, non lo faccio
egoisticamente, ma vi consiglio di vedere questo film, perché non è soltanto
indicato per le feste di Natale, ma anche a ferragosto, non ha un periodo
stabilito. L’augurio che voglio fare è di tranquillità, di serenità e di salute,
che poi è la cosa più importante.

Il Settimo Senso news,
ricambia gli auguri di un Buon Natale, ringrazia Luca Ward, Claudio Malaponti e
il produttore Angelo Sconda per la gentilezza e disponibilità dimostrataci, in
riferimento a quest’ intervista.