
Giuseppe Prezzolini, giornalista,
scrittore ed editore italiano, nacque a Perugia da genitori senesi il 27
gennaio 1882 e il lavoro del padre, prefetto del Regno d’Italia, costrinse la
sua famiglia a continui spostamenti.
Lo si può annoverare tra i più grandi scrittori italiani e animatori culturali
del Novecento e fautore insieme a Giovanni Papini del “Leonardo” nel 1903 e poi
fondatore nel 1908 de “La Voce”, rivista a carattere laico impegnata nella lotta
contro la retorica della vita italiana, di cui resterà direttore, con brevi
interruzioni, fino al 1913. L’incontro con Benedetto Croce influenzerà
profondamente il suo pensiero e nel 1907 con “l’arte del persuadere”, Prezzolini
affermò che la verità stava tutta nel linguaggio e nelle sue tecniche, nella sua
conoscenza e nei suoi errori. Nel 1914 dalle pagine della sua rivista “La Voce”,
Prezzolini prese ad inneggiare all’entrata in guerra dell’Italia, quale prova
morale di un popolo; dopo la disfatta di Caporetto, la sua posizione ripiegò in
una profonda riflessione sulla guerra e sulla sua vera utilità. Nel settembre
del 1922 pubblicò su “La Rivoluzione Liberale” di Piero Godetti, il celebre
articolo “per una società degli Apoti” in cui teorizzava l’isolamento degli
intellettuali, mentre intanto aveva fondato a Roma la Società anonima editrice
“La Voce” e la rivista “L’Educazione nazionale” (1920). Il lavoro giornalistico
lo assorbì intensamente negli anni successivi, a Parigi e poi negli Stati Uniti,
come corrispondente di un’agenzia americana, la “Foreign Press Service” a cui
seguì in seguito l’insegnamento universitario con l’incarico di direttore della
Casa italiana, presso la Columbia University e di docente di letteratura
italiana.
Prezzolini che in gioventù riteneva l’America un paese sostanzialmente
“barbaro”, la cui produzione intellettuale rivelava uno stato d’animo infantile
senza alcuna tradizione, dovette ricredersi dopo averla conosciuta, perché nella
sua democrazia ritrovava quei caratteri positivi che in Italia erano ormai
scomparsi.
L’ultima opera di rilievo che scrisse fu “La vita di Niccolò Machiavelli
fiorentino” nel 1927, anche se pubblicò molti altri libri tra cui “L’italiano
inutile” nel 1954 dove fece un bilancio della sua vita e dove puntualizzò come
l’America lo avesse apprezzato culturalmente, lontano da quell’Italia che lo
aveva respinto e valorizzato poco rispetto a quanto meritasse; quanto scritto lo
si capì chiaramente in una sua affermazione quando disse di non essere un genio
incompreso, ma più un “innamorato respinto”.
Prezzolini nella sua lunga vita letteraria fu saggista, scrittore, scopritore di
talenti, ma soprattutto un organizzatore di cultura e apprezzato traduttore in
italiano di opere di autori come Stevenson, London, Mauriac e Novalis. Da sempre
intellettuale indipendente, svincolato da partiti politici, non sostenne mai il
fascismo durante gli anni della dittatura, pur ammirando Mussolini; è anche vero
però che lui dal 1923 al 1950 visse in America.
Nel 1968 si trasferì in Svizzera, a Lugano, e tre anni dopo venne nominato
“Cavaliere di Gran Croce” nel corso di una solenne cerimonia svoltasi a Roma.
Ormai centenario, Prezzolini morì proprio a Lugano il 14 luglio 1982 e tutto il
suo archivio è stato donato alla Biblioteca Cantonale della città svizzera.