Il Settimo Senso news
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Last Access: 2019-09-22 04:09:02  
02/2014
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Rubrica: Recensioni teatrali
Redattore: Rossella Monaco

Titolo: Nel

TEATRO AMBRA JOVINELLI

NEL: scritto e interpretato da Alessandro Bergonzoni.
Regia di Alessandro Bergonzoni e Riccardo Rodolfi.
Scene Alessandro Bergonzoni

“D’Istruzione di massa”

All’inizio la scena è un contenitore vuoto (nonostante la pienezza dei suoi oggetti: tavolini, sedie, telai). L’essenza intrinseca di ogni cosa è annullata sotto metri di stoffa bianca. Entra l’attore, in bianco anche lui, anche lui “pieno di vuoto” per “esser capace di contenere il più possibile”. Lo spazio scenico è assenza essenziale alla narrazione, una “parte del Tutto” sta per essere descritta (detta al pubblico, scritta con la voce dell’interprete sul bianco della scenografia), ma non solo, l’artista con le parole riesce persino a creare commenti pittorici. Una serie di immagini astratte, concettuali, surreali, illustra le pagine del grande libro invisibile di Bergonzoni. Una tra le più esilaranti è quella di un merlo, un pesce e un mandarino messi uno sull’altro e poggiati tutti e tre sopra l’occhio di un tizio, il tizio successivamente chiederà a un passante di controllare, se per caso, nell’altro occhio (quello senza il trittico daliniano) non ci sia un granello di polvere. Sdrammatizzare l’invadenza evidente di simboli freudianamente fallici, ai quali (ahimè!) ci siamo assuefatti da tempo, per sfogare le proprie frustrazioni su innocenti pulviscoli (sentire più la pagliuzza che la trave ficcata nel corpo), tutto ciò rende la situazione di una comicità esplosiva. In ogni caso c’è un terzo occhio a cui ricorrere, l’occhio mistico della conoscenza profonda.

“Conosci tre stesso” scrive nel suo manifesto d’anime pensanti Bergonzoni. Come uno sciamano si sperimenta insieme al pubblico per tentare di aprire la terza via. Lo strumento è il linguaggio corrente e la sua trasformazione, ma anche la trasmigrazione di concetti in altri concetti. Scardinando i confini rigidi dei termini, mutando i punti di vista, inventando nuove regole didattiche, arricchendo i vocaboli di significati originali più interessanti e positivi, ma soprattutto infilando le parole velocemente una dietro l’altra, riesce a trasformare i suoi aforismi in mantra illuminanti. Si entra in uno stato meditativo, il veggente-attore-autore, desta le menti, le nuove parole associate diventano risveglianti koan zen. Persino “Nel”, da semplice preposizione articolata, una volta decontestualizzata nel titolo ha l’aspetto di un ideogramma sanscrito. Richiama quel Nam da Namu, che significa fondersi, essere uniti, essere dentro. Essere “Nel” bello, “Nel” fantastico, “Nel” la libertà, “Nel” l’amore, “Nel” la condivisione, “Nel” nuovo. Essere “Nel” l’insolito. Bergonzoni ci esorta ad affrancare la mente dal “solito” per aprire nuovi canali e “rendere possibile l’impossibile”. Persino dissolvere le ferree maglie della religione, “Nessun dogma” (e qui si ispira alla Turandot di Puccini) è l’unico dogma accettabile, ha il sapore stuzzicante del rivoluzionario “Vietato vietare”.
Alessandro Bergonzoni è un artista geniale, le sue radici affondano nelle opere del grande Gianni Rodari. Come lui racconta favole, ma lo fa per un pubblico adulto, bisognoso di credere nella fantasia e di sperare che forse un giorno, chissà, “useremo tutti il cavallo di gioia per entrare” “nel” mondo.
Non solo autore, ma anche attore straordinario Alessandro Bergonzoni ci accompagna con la sua voce registrata fino all’uscita dal teatro, il fiume di parole si trasforma in un tappeto volante che ci sospinge leggeri.


“Quando nelle fiabe la gente si ridesta da un sonno profondo e incantato, si trova in questa situazione: si domanda se tutto ciò che ha veduto nei sogni frammentati non sia alla fin fine reale, mentre il nuovo mondo, così limpido all’apparenza, è un’illusione.”*

“per far maturare ciò che nell’infanzia fu seminato, sembra che occorra una forma di sonno, una disattenzione ai piatti stereotipi dai quali siamo circondati.”*


                                                                                                di Rossella Monaco



*da Ghosts di Kita Morio






 

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