Il Settimo Senso news
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Last Access: 2019-05-21 03:28:56  
02/2014
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Rubrica: I Miti della Canzone
Redattore: Nimue

Titolo: Mario Del Monaco

Mario Del Monaco nasce a Firenze il 27 luglio 1915, da madre fiorentina e padre napoletano. Dopo aver studiato violino inizialmente come autodidatta, si accorge che la sua reale passione è il canto. Frequenta il Liceo Musicale di Pesaro, dove studia con il maestro Arturo Melocchi. Successivamente frequenta la scuola di perfezionamento al Teatro Reale dell'Opera di Roma, dove però il metodo di insegnamento inadatto alle sue caratteristiche vocali gli procura problemi, che il suo precedente maestro contribuisce, comunque a risolvere.
Appassionato di pittura e scultura, si diploma anche alla Scuola d'Arte della stessa città di Pesaro. Nel 1941 sposa Rina Fedora Filippini, conosciuta alla scuola del Teatro dell'Opera di Roma. La sua carriera artistica inizia nel 1939 con il debutto nel ruolo di Turiddu nella Cavalleria rusticana di Mascagni. Il primo successo risale al 1940, nel ruolo di Pinkerton (Madama Butterfly), al Teatro Puccini di Milano.

Dopo un periodo di attività irregolare a causa della guerra, la sua carriera decolla dal 1945 in poi. Il debutto internazionale avviene nel 1946 a Londra, quello alla Scala di Milano nel 1949 in Andrea Chénier di Umberto Giordano. La vera svolta della sua carriera è del 1950, con il debutto nel ruolo del protagonista nell'Otello di Verdi al Teatro Colón di Buenos Aires. Da qui in poi gli si aprono le porte dei teatri più prestigiosi del mondo, in spettacoli passati alla storia dell'opera, collaborando con i più grandi artisti della sua epoca. Da ricordare il suo sodalizio con Renata Tebaldi, sua partner in numerose recite, particolarmente in Tosca, Otello e Andrea Chénier. Fu il primo cantante italiano nel dopoguerra ad esibirsi al Teatro Bol'šoj di Mosca, dove il fanatismo suscitato dalle sue interpretazioni di Carmen e Pagliacci indusse le autorità sovietiche a conferirgli l'Ordine di Lenin, massima onorificenza dello Stato.

Nel 1964, un grave incidente automobilistico lo costringe ad interrompere la sua attività, che riprende comunque entro la fine di quell'anno, per proseguire poi fino agli anni Settanta.
Dotato di voce estremamente potente, da tenore drammatico (con inflessioni quasi baritonali), sfoggiando Si e Do di rara ricchezza (molto più facili e squillanti rispetto a colleghi, quali Domingo o Jon Vickers), per volume, colore ed estensione, ha saputo mantenersi nel complesso abbastanza integra sino a tarda età, malgrado una tecnica assolutamente "personale" ed apparentemente approssimativa ed un uso smodato della voce (mentre artisti molto più moderati e controllati quali Di Stefano e Carreras hanno visto le loro voci deteriorasi rapidamente). Si è generalmente ritenuta la sua tecnica (insegnatagli da Arturo Melocchi) in contrasto con quella dei principali maestri di canto dell'epoca, tuttavia alcuni suoi allievi affermano che tale metodo, oltre che portare ad una selezione naturale delle voci, rendesse lo strumento vocale molto più resistente ed efficace. Alfredo Kraus ritiene la sua tecnica molto vicina alla tradizione italiana di Gigli e Caruso, attribuendo la sua particolare vocalità a ragioni stilistiche anzichè tecniche.

Del Monaco interpreta in almeno 218 recite l'Otello verdiano. Di quest'opera, nella quale poté esprimere a pieno le proprie doti, ha lasciato numerose incisioni discografiche, tra cui l'edizione del 1953, che lo vede al fianco di Renata Tebaldi, sotto la direzione di Alberto Erede e quella del 1960 con Herbert Von Karajan, che lo vede, forse per la prima volta, piegare la sua voce a più sottili sfumature.
Nel ruolo del Moro di Venezia, il tenore è stato uno dei maggiori interpreti del XX secolo. La sua voce tratteggia un Otello scuro e violento, ricco di una drammaticità impetuosa.


L'attività artistica di Mario Del Monaco vede un erede nel figlio Giancarlo, affermato regista teatrale e anche nella nipote, la cantante Donella Del Monaco.
Del Monaco si è spesso dedicato alla musica leggera: il suo successo più grande è stato, nel 1976, con il brano Un amore così grande, scritto da Guido Maria Ferilli ed arrangiato da Detto Mariano ed in seguito inciso anche da moltissimi altri artisti, tra cui Claudio Villa, Luciano Pavarotti e Andrea Bocelli.
Lascia le scene nel 1975 con alcune recite di Pagliacci.

Ritiratosi nella sua villa di Lancenigo, vicino a Treviso, si dedica all'insegnamento fino alla morte, avvenuta a Mestre, il 16 ottobre del 1982, per un infarto conseguente ad un lungo periodo di dialisi renale. Mario Del Monaco viene sepolto nei panni di Otello, col costume da lui stesso disegnato.





 

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