
“La pittura non è fatta
per decorare pareti. E' uno strumento di guerra offensiva e difensiva contro il
nemico”. Pablo Picasso.
Le oltre 180 opere del geniale pittore spagnolo Pablo Picasso sono esposte al
museo del Vittoriano, includono quadri, dipinti ad olio, stampe, disegni e
sculture appartenenti ai maggiori musei internazionali e alle collezioni private
che furono realizzate dal 1917 al 1937, in particolare in un periodo fertile,
segnato da una miscela di diversi stili, dal neoclassicismo al cubismo e al
surrealismo.
Dal 1917 la personalità dell’artista era divisa tra diverse suggestioni: ritorno
all’ordine (neoclassicismo), astrazione, surrealismo, Matisse, espressionismo,
ha spiegato Yve-Alain Bois, curatore della mostra e professore di storia
dell’arte all’Università di Princeton negli Stati Uniti.

La storia dell'arte è
ricca di pittori prolifici - afferma Yve-Alain Bois -(benché nessuno raggiunga i
livelli di Picasso) ed è tutt'altro che insolito riscontrare, nella produzione
complessiva di un dato artista, stili alquanto distinti e talvolta persino
contraddittori. Una simile varietà, tuttavia, è sempre il risultato di
un'evoluzione, effetto di una maturazione personale. Questo è vero anche per la
prima parte della carriera di Picasso: il periodo blu fu seguito dal periodo
rosa, il periodo rosa dal cubismo. Il 1917, anno in cui si colloca appunto
l'inizio di questa mostra, segna tuttavia una definitiva inversione di tendenza:
Picasso smette di sostituire una data maniera con un'altra e non scarta più
nulla, inventando stili sempre nuovi senza mai eliminare quelli precedenti.

Picasso fu stimolato a elaborare opere con un procedimento che gli permetteva di
dare immagine al principio della “simultaneità” della visione.
L’intento è di realizzare una restituzione integrale, sul piano bidimensionale
della tela, della realtà tridimensionale degli oggetti e delle loro relazioni
con lo spazio.
Gli oggetti, scomposti, vengono rappresentati da punti di vista diversi.
La realtà di un oggetto comprende aspetti visibili da diversi livelli di
rappresentazione, quelli conosciuti ed elaborati dalla nostra mente.
Il sottotitolo “Picasso-Arlecchino dell’arte” vuole richiamare alla mente il suo
viaggio in Italia e innanzitutto la sua permanenza dal 17 febbraio al 2 maggio
1917. Picasso era già un artista affermato, e illustrava i costumi e le scene
teatrali per il suo amico, il poeta Jean Cocteau.

La mostra comincia con una rievocazione della Roma dell’immediato dopoguerra,
con foto d’epoca, giornali e alcune corrispondenze tra Picasso e i suoi amici
romani. Le dieci settimane di soggiorno in Italia, dunque, sono l’occasione per
incontrare nuove e vecchie conoscenze, amici italiani, frequentare caffè e
atelier, confrontarsi con le avanguardie italiane, iniziare una storia d’amore
che si sarebbe coronata in un matrimonio l’anno successivo e, soprattutto,
realizzare due capolavori: Arlecchino e donna con collana e L’Italienne, di
proprietà della Fondazione Collezione E. G. Bührle.La mostra continua con diverse opere che appartengono alla Commedia dell’Arte, l’“Arlecchino” surrealista, creato nel 1927, che incarna una metafora della pace creativa e fa parte della collezione del Metropolitan Museum di New York e “l’Arlecchino musicista” che appartiene alla National Gallery of Art di Washington. Più che altro volevo far vedere la poliedricità di Picasso, dice Bois, e il suo assortimento di opere che non è soltanto scioccante, ma impressionante e la mostra è stata possibile grazie al prestito dei tre importanti musei di Parigi, Barcellona e Malaga che si dedicano all’artista Catalano. Ricevere “l’Arlecchino” in prestito è stato molto difficile, confessava il curatore, che ha selezionato anche un “Picasso neoclassico” di un museo di Barcellona. Negli anni dà forma ad un enorme arsenale di stili al quale attinge ogni volta che ne ha voglia o che lo ritiene opportuno. Nell’arco dello stesso giorno, dipinge un Arlecchino -neoclassico- e una versione cubista o magari surrealista dello stesso personaggio teatrale.
Arlecchino può essere qualsiasi cosa desideri e Picasso, che era all'apice della sua produttività e poteva adottare contemporaneamente gli stilemi del cubismo, del neoclassicismo, del surrealismo e dell'espressionismo, aveva diverse affinità con questa maschera leggendaria. A parte il personaggio dell’Arlecchino, che rappresenta l’alter ego dell’artista e la sua cultura mediterranea, sono presenti una serie di tele ad olio e ritratti compreso il famoso “dama con capello” (Marie-Therese Walter, la madre di sua figlia Maya), dipinto nel 1934. Si possono ammirare La Donna che piange con fazzoletto (1937); Lo Studio (1934), esposto all'Indiana University Art Museum di Bloomington; Due donne alla finestra (1927), dal Museum of Fine Arts di Houston; Donna su poltrona rossa (1929) dalla Menil Collection di Houston; La corrida (1934), esposto all'University of Michigan Museum of Art.

Nel 1934
soggiornò in Spagna riprendendo il prediletto tema della corrida. Dopo la
parentesi surrealista Picasso fece emergere in tutta pienezza di segno e di
colore il suo fondo espressionista con il capolavoro "Guernica" nel 1937,
espressione della modernità e interpretazione degli orrori della guerra.
L’artista fu ispirato dal bombardamento tedesco del piccolo villaggio spagnolo.
- Ha fatto lei quest’orrore?
- No,
l’avete fatto voi.
(Pablo
Picasso,
rivolto a un gerarca nazista che gli chiedeva notizie sul quadro
Guernica
).

“Picasso 1917-1937. L’Arlecchino dell’Arte” vi
aspetta fino all’8 febbraio 2009 al Complesso Museale del Vittoriano di
Roma.