Il Settimo Senso news
Entry N°: 1186091
Last Access: 2019-12-06 01:53:48  
02/2014
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id: 456
Rubrica: Artefactum
Redattore: Luca Magrini Cupido

Titolo: Giovanni Bellini alle Scuderie del Quirinale ( Roma fino all’ 11 gennaio 2009)

Giovanni Bellini (Venezia, 1430 circa – Venezia, 1516) è uno dei più celebri pittori del Rinascimento, famoso anche con il nome Giambellino. E’ lui prima di Leonardo l’inventore della rappresentazione della natura; il motore dell’innovazione del linguaggio pittorico che pone Venezia e la sua arte ad un livello internazionale. E’ uno dei più formidabili sperimentatori, a livello tecnico, che l’arte mondiale abbia mai conosciuto, la sua pittura si evolve dai primi quadri fatti di stesure a velatura di pochi strati di colore, alla pittura sempre più complessa, a mano, a mano, che ci si avvicina al passaggio del ’500, con il colore intrecciato di numerose pennellate nate dalla miscela ed elaborazione di diversi pigmenti. Alle Scuderie del Quirinale sono mostrati ottanta dipinti, che rappresentano i tre quarti della produzione di Giovanni Bellini, veniamo immersi totalmente in un periodo storico, fatto di processioni, doni propiziatori, culto dei santi patroni, considerati protettori delle comunità, della Vergine e nuove forme di pratiche religiose come la venerazione del Corpus Christi.

Nel catalogo di Bellini sono rappresentate abbondantemente le Madonne. L’identità simbolica di Maria come Chiesa e la sua importanza come patrona di Venezia e di altre località sono universalmente riconosciute. La Madonna, avvolta da un ampio manto rosso o blu, è ritratta di tre quarti nell’atto di sorreggere il Bambino, che si volge a Lei pensieroso. Entrambe le figure si stagliano in un cielo diafano, chiarissimo. Questo tipo di rappresentazioni, molto frequenti nella produzione del pittore veneziano e della sua bottega, erano volte a suscitare nello spettatore un profondo senso di devozione derivato dall’intenso rapporto tra Madre e Figlio e dall’annunciazione della morte di Cristo, simbolicamente rappresentata dal parapetto marmoreo, equivalente metaforico della tomba o dell’altare eucaristico. Bellini raffigura in tutte le sue opere, il suo ambiente fisico di esistenza, vi sono cascatelle, fiumi o specchi calmi dietro tutte le sue figure. Il manto della natura rimane per lui un insieme sempre nuovo di bellezza quasi miracolosa.

 

Il dipinto che raffigura la Trasfigurazione del Cristo del 1464 ci permette di comprendere il profondo interesse che nutrì Bellini per tutta la vita nei confronti del paesaggio e degli eventi atmosferici, intesi come sostegno figurativo al dramma umano. La figura del Cristo e la sua carne sono rese con lo stesso colore giallo della mandorla di luce che incornicia la figura, i discepoli in posizione disordinata sul suolo, sconvolti dalla voce celeste sono assopiti. La pala d’altare del Battesimo di Cristo eseguito per la chiesa di Santa Corona a Venezia, dipinto con i polpastrelli stessi per distribuire l’impasto dei colori e sfumare delicatamente la piega degli abiti, il perizoma del Cristo è striato di un lilla evanescente dovuto al riverbero sulle acque del Giordano delle vesti rette da Fede e Speranza, imbrumate dai colori del cielo, creando quelle inusitate morbidezze cromatiche che apriranno la via a Giorgione e Tiziano. Bellini fa riferimento alla liturgia e alla dottrina francescana relativa all’immacolata concezione in particolare nel Trittico dei Frari, nell’incoronazione della Vergine, in cui la venerazione francescana di S. Giuseppe trova riflesso nella Natività raffigurata al centro della predella sottostante.

Negli ultimi anni della sua vita, circondato da allievi (Rondinelli, Boccaccino, Mazzola e molti altri), realizza dipinti nei quali la concezione luministica è alla base di tutta la successiva pittura veneziana, dalla pala di S. Zaccaria al Battesimo di Cristo di Vicenza, alla Mistica allegoria degli Uffizi e la pala luminosa, morbidamente chiaroscurata, della chiesa di S. Cristoforo. Giovanni Bellini sperimenta soluzioni moderne nella sua ultima opera, che chiude la mostra : La Derisione di Noé attribuita erroneamente a Lotto o Tiziano. L'ultima opera di Bellini presenta Noè, sotto l'effetto del vino rosso, addormentato in modo scomposto, in un hortus conclusus medievale schernito da Cam, il figlio traditore, che beffeggia il padre per la posizione assunta e per la nudità. I fratelli virtuosi, Sem e Jafet, invocati da Cam, per unirsi alla derisione, cercano, di coprire il padre per restituirgli una certa dignità. Uno scherno amaro, metafora della famiglia e dello Stato. L'artista con questo dipinto proclama la sua condanna della società contemporanea e del Governo del Doge. Giovanni Bellini raffigura con una calma pensosa, la Vergine, il Cristo, il Padreterno, San Marco, gli Apostoli o i popolani, tutti esprimono una pacatezza, una calma pensosa, tranquillamente composte, che sono coerenti con la sua immagine di uomo sostanzialmente buono. Bellini parla ancora oggi la lingua dei sentimenti umani. E lo fa con un senso interiore della bellezza, che corrisponde anche per lui alla moralità, alla giustizia.

Il suo mondo ha il fascino di una civiltà scomparsa, di cui si avverte la più acuta nostalgia, come più intelligente e armonico modello di vita; e che si riveste, perciò, dei colori speciali dell’ideale. Un regalo che potete e dovete offrirvi per le feste…

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