
Farfa, situata nel comune di Fara Sabina;
nel rietino, vanta 700 ettari di riserva naturalistica da percorrere a piedi, o
in bicicletta, con percorsi in parte segnalati ed aree di sosta per rilassarsi
in mezzo alla natura. Il paesaggio è molto vario, si possono vedere foreste,
boschi, canneti, campi coltivati, piante acquatiche, il ruscello di Farfa e il
fiume Tevere. Per arrivare nella Valle del Farfa, da Roma (Roma-Nord), è
possibile percorrere tutta la Tiberina, fino al km 34, anche se è più facile e
veloce prendere il G.R.A., l'autostrada A1 (Roma-Milano), uscire al casello di
Fiano Romano e seguire le indicazioni per Nazzano e Torrita Tiberina.
Per chi preferisce invece arrivare con i mezzi pubblici, è possibile viaggiare
in treno, fino alla stazione di Poggio Mirteto Scalo.
L'Abbazia di Farfa (monastero della congregazione benedettina cassinese), prende
il nome dall'omonimo fiume (il Farfarus di Ovidio), che scorre poco lontano e
che ha dato il nome anche al borgo adiacente l'abbazia. Fu fondata nel V secolo
da san Lorenzo Siro, giunto in Italia dalla Siria con la sorella Susanna ed
altri monaci. La prima abbazia fu costruita nei pressi di un tempio pagano,
dedicato alla dea Vacuna e di una villa romana in rovina. Appena costruita fu
distrutta dai Longobardi verso la fine del VI secolo e secondo la leggenda fu
ricostruita nel 705 da Tommaso di Moriana (o Morienna), proveniente da
Gerusalemme. L'abbazia conserva ancora oggi testimonianze di architettura
carolingia uniche in Italia, che si possono distinguere nella base dell'unico
campanile e nel muro perimetrale alla base dello stesso.

Attraverso un portale romanico del XIV
secolo (con aggiunte gotiche) si accede ad un cortile sullo sfondo del quale si
apre la Chiesa Abbaziale consacrata alla Vergine, risalente alla seconda metà
del XV secolo. Da notare sopra il portale romanico, nella lunetta, un affresco
quattrocentesco. Nelle mura della chiesa si possono distinguere frammenti di
sarcofagi paleocristiani. L'interno della basilica è a tre navate, divise da due
filari di eleganti colonne ioniche. Sulla parete di fondo un grande olio su
muro, rappresentante il Giudizio Universale, dipinto nel 1561 dal pittore
fiammingo Henrik van der Broek. Affreschi del XVI e XVII secolo rappresentanti
storie della Vergine, santi e storie bibliche decorano l'abside e le navate
minori; da segnalare nella prima cappella a destra una Crocifissione (copia di
Francesco Trevisani), nella seconda una Madonna col Bambino e due Angeli, detta
Madonna di Farfa, del XIII secolo, ricoperta (nel XIX sec.) da una lamina
d'ottone sbalzata, che lascia visibili solo i volti.

Presso la porta della Basilica, nel
transetto e nell'abside sono tornati alla luce interessanti resti: un altare di
epoca carolingia e un tratto di parete affrescata con un'immagine di un abate.
Nelle tre cappelle della navata di sinistra hanno lavorato Orazio Gentileschi e
i suoi allievi. Del maestro sono infatti le tre tele raffiguranti S. Orsola (I
cappella), Madonna col Bambino (II cappella), Crocifissione di S. Pietro (III
cappella), degli allievi gli affreschi che arredano l'interno delle cappelle e
che raffigurano episodi di storia sacra. Nel transetto è visibile, in parte, il
pavimento originario della prima metà del IX secolo. Nella cappella di sinistra
del transetto troviamo le severe immagini dei fondatori dell'Abbazia di Farfa:
San Tommaso di Morienna e S. Lorenzo Siro. Nel soffitto del transetto e nel coro
vanno attentamente osservate le poco consuete (per un luogo sacro) grottesche
della scuola degli Zuccari. Il coro ligneo dell'abside è del primo Seicento.

Prima di lasciare la chiesa, alzando gli
occhi, si può ammirare il soffitto a cassettoni del 1494, con lo stemma degli
Orsini in un riquadro al centro della navata. Da visitare sono anche la cripta a
forma semianulare dei secc. VII-VIII, nell'atrio della quale vi è un bellissimo
sarcofago romano (fine II sec. d. C.), con scene di battaglia fra Romani e
Barbari e la torre Campanaria (sec. IX-XIII), alla base di quest'ultima, in un
vano quadrato, si notano, anche se mal conservati, interessantissimi affreschi
di scuola romana della metà dell'XI secolo, rappresentati Storie bibliche e
l'Ascensione. Salendo nelle stanze superiori, in una di esse, affrescati in un
sottarco, alcuni Profeti dipinti nel XV secolo.
La visita all'Abbazia si può completare, chiedendo di essere accompagnati al
Chiostrino Longobardo e al Chiostro grande, risalente alla seconda metà del XVII
secolo, dove sono raccolte sculture ed epigrafi romane; da qui, per un portale a
punte di diamante si passa nell'attuale biblioteca dotata di oltre 35.000
volumi, dove si trovano alcuni pregevoli codici.

Non possiamo lasciare questo luogo
benedettino senza ricordare l'antica biblioteca e il suo prestigioso
Scriptorium. Della prima possiamo dire con certezza che nel periodo di massimo
splendore (fine XI sec.) fu una delle biblioteche più ricche d'Europa; del
secondo che ebbe la capacità di creare una scrittura, sotto il governo
dell'abate Ugo I, che assunse una caratteristica propria, distinguendosi da
tutte le altre minuscole del tempo: la Minuscola Romana nello Scriptorium
Pharfense diventa la Romanesca Farfense, che troverà gloria nelle opere di
Gregorio da Catino (1062 -1133), autore di fondamentale importanza per la storia
italiana ed europea del Medio Evo.

Usciti dall'Abbazia, prima di lasciare
Farfa, è opportuno visitare il piccolo villaggio, dove si può ancora trovare una
bottega artigiana di tessuti lavorati a mano.
Oltre agli incantevoli paesaggi naturalistici, sono interessanti da visitare
anche i paesini circostanti, come Torrita Tiberina, Nazzano e Montopoli di
Sabina.