Il Settimo Senso news
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Last Access: 2019-09-18 14:02:46  
02/2014
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Rubrica: Curiosità
Redattore: Antonio Timoni

Titolo: LA REGINA ROSSA

CURIOSITA’

(IL DOPO MAO)

A Pechino sono passate poche settimane dalla morte del grande Mao e la lotta per prendere il suo posto è aperta senza esclusione di colpi; c’è di mezzo il dominio di un impero immenso, tutti lo sanno, ma nessuno parla. Ed è in questo periodo di incertezza che una notte i militari prendono possesso della città, mentre la gente dorme, ignara.
Il dramma si compie nel segreto dei palazzi imperiali, dove i Potenti hanno le loro residenze private, ma dove c’è anche la sede del partito Comunista con i relativi uffici; qui vive la donna senza dubbio più potente della Cina, Chiang Ching, la vedova di Mao, la regina rossa, sua quarta moglie.
Il popolo non l’ha mai amata, reputandola donna ambiziosa e intrigante ed abile nell’aver conquistato Mao con la falsità e la seduzione; si diceva poi che nel privato amasse vivere nel lusso più sfrenato. Certo non si può verificare l’autenticità di queste dicerie in quanto voci messe in giro dai dirigenti del partito, che vedevano in lei una temibile rivale. Alla morte di Mao, Chiang Ching sapeva di dover affrontare la vendetta di quelli che lei in tanti anni a fianco del marito aveva umiliato e quindi prese tutte le precauzioni possibili, ma nel momento in cui scattò la trappola dei suoi nemici, lei si trovò inspiegabilmente indifesa.


Cosa accadde realmente nei palazzi imperiali di Pechino la notte tra il 5 ed il 6 ottobre 1976, giorno dei defunti in Cina, forse non lo sapremo mai, di certo si è saputo che nemmeno un mese più tardi dalla morte di Mao, la regina rossa fu arrestata proprio dalla vecchia guardia personale del presidente scomparso; questa è stata la curiosità che mi ha spinto ad affrontare l’argomento.
Mao Tse-tung, il fondatore del Partito Comunista cinese, punto di riferimento per i rivoluzionari di tutto il mondo, muore il 9 settembre 1976. La sua guardia personale passò subito dopo al servizio del suo successore Hua Kuo-feng e questo fu l’episodio più clamoroso della lotta senza quartiere che si scatenò per la conquista del potere.
Tornando a cosa accadde la notte tra il 5 ed il 6 ottobre, si è saputo che a condurre le operazioni fu proprio Hua Kuo-feng, primo ministro e vice presidente del partito che, forte dell’appoggio dell’esercito, convocò una riunione urgentissima telefonando personalmente a Chiang Ching (scusandosi per l’orario) ed invitandola ad intervenire per gravi problemi del Paese. Quello che non si è mai capito è perché la regina rossa rinunciò alla scorta della sua guardia del corpo per avviarsi sola all’appuntamento; due potrebbero essere le spiegazioni più plausibili: la sua grande sicurezza o la consapevolezza di essere ormai alla fine. Sta di fatto che quando Chiang Ching entrò nella sala delle riunioni, trovò ad aspettarla soltanto il nipote di Mao, Mao Yuan-hsin, capo delle Guardie Rosse che la proteggevano; pochi istanti dopo i due vennero circondati dai soldati dell’esercito e nel tentativo disperato di difendersi, Mao Yuan-hsin fu ucciso.

 

 La regina rossa venne portata nella fortezza di Qincheng insieme agli altri membri a lei fedeli, Wang Hung-wen vice presidente del Partito Comunista cinese, Chang Chun-chiao l’ideologo del partito e Yao Wen-yuan leader sindacalista di Shanghai, che formavano la famosa (in Cina) banda dei quattro e che furono arrestati la stessa notte. Il mattino seguente, i muri di tutte le città della Cina, furono tappezzati di manifesti che spiegavano al popolo i motivi dell’arresto dei quattro; l’accusa fu quella di alto tradimento degli ideali rivoluzionari.
Il processo si aprì nel novembre del 1980 e alcune fasi salienti furono riprese dalla Televisione facendo il giro del mondo; mostrarono così una donna, la regina rossa, per nulla intimorita, inveire contro i giudici che la condannarono a morte, pena mai eseguita e tramutata poi in una condanna a vita, da scontarsi in un campo di lavoro. Da allora di Chiang Ching non si è saputo più nulla. Gli altri tre della banda non ebbero migliore sorte: Chang Chun-chiao fu condannato a morte, sentenza poi commutata in condanna al lavoro coatto a vita, Wang Hung-wen direttamente all’ergastolo e Yao Wen-yuan a vent’anni di reclusione.



ANTONIO TIMONI







 

 

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