Il Settimo Senso news
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Last Access: 2014-10-23 04:57:01  
02/2014
Data di lettura dati Server: 23-10-2014 - 04:58:01
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id: 358
Rubrica: Intervista
Redattore: Nimue

Titolo: Fra sogno e realtà... Intervista ad Antonella Ponziani

Nuova pagina 1

Incontrare Antonella Ponziani è qualcosa di magico, perché il suo essere, trasmette magia, voglia di raccontarsi e lei, come poche, sa farlo egregiamente, in maniera così spontanea e coinvolgente...

Il cinema sostituisce un mondo che si accorda ai nostri desideri, (dice Bazin). Qual è il mondo che lei sogna?

ll mondo che io sogno è avere una vita piena di calore e di affetto. E' l'opposto di quello che c'è ora: guerre, Paesi che sfruttano altri Paesi, poca giustizia, poca lealtà... Sogno un mondo dove si spendono miliardi per far sì che tutti possano avere istruzione, cibo, informazione. Riguardo al fatto che il cinema si accorda ai nostri desideri, c'è un cinema che ci fa vedere tutto ciò che è bello, piacevole, un cinema che ci mostra il lato negativo, come nell'ultimo film con Wilbur Smith "Io sono una leggenda". Il cinema, a volte ci fa dimenticare i problemi e dà un senso di sollievo.

Qual è il personaggio cinematografico al quale si è spesso ispirata e che ha sempre apprezzato?

Quando io ho iniziato, andavo sempre a vedere quel filone di film americani, in cui esordiva Meryl Streep; sembrava di spiare qualcosa di vero, come nei film di Muccino, quando un attore è verosimile, ti trascina dentro una storia, ti costringe a crederci, se l'attore ha la capacità di farti credere che è tutto vero, ti fa calare nella storia.

Cosa ricorda dei suoi esordi?
Ho puntato subito sul cinema, frequentando la scuola Mimo Teatro Movimento, di Lidia Biondi. Ho iniziato a 15 anni, allora vivevo a Londra e a 22 anni mi sentivo già pronta per affrontare il mondo. Ho recitato in diversi film, studiato recitazione attraverso le tecniche: Stanilslavskij e Strasberg. A 28 anni avevo già trovato la mia strada vincendo il David di Donatello.

Quali sono state le tappe più importanti della sua carriera?
Ci sono state tante tappe che mi hanno cambiata: il mio primo film con Federico Fellini "L'intervista", "Verso Sud" di Pasquale Pozzessere, poi un periodo con i fratelli Taviani, "Resurrezione" e con Lizzani "Maria José, l'ultima regina", dove interpretavo una disadattata, una vera barbona, anche se non ho vissuto quella realtà, avendo avuto una famiglia benestante sempre vicina. In questo personaggio ho messo il mio essere disadattata moralmente. Io sono sempre dalla parte degli umiliati e offesi. Il personaggio cho ho interpretato è incapace di adattarsi ad una realtà molto forte, come quella della terra del Sud. La capacità di assuefarsi ai comportamenti sbagliati è una capacità negativa. Io faccio parte di quelle persone che non si adattano alle cose negative.

Com'è stato il suo rapporto con Fellini?
E' nato durante la mia adolescenza, amavo moltissimo il cinema felliniano, che vedevo spesso con una mia amica e ho visto dieci volte Amarcord. Una sera incontrai Federico ad una festa di compleanno, io avevo 17 anni. Ci siamo subito piaciuti, lui aveva un'energia fresca e una mente giovane, parlammo tutta la serata e enon mi mise mai in imbarazzo. Era un uomo solare, divertente, brillante... Io a quei tempi avevo i capelli color fuxia, per ribellione, mi vestivo da maschio, non accettavo la morte di mio padre. Nella depressione della perdita di mio padre, avevo nascosto la mia femminilità, mi ero tagliata i capelli e li avevo tinti di viola. Quando Fellini mi vide così, non mi lasciò più... Dopo averlo conosciuto, continuai a cercarlo a Cinecittà; nell'"Intervista", interpretai uno dei protagonisti. Ero cresciuta, non ero più la bambina timida con i capelli viola e Federico che aveva un grande cuore e trasmetteva una forza invisibile di amore, mi aveva cambiata. Vorrei fare un film felliniano, con una storia semplice, che possano apprezzare tutti. Federico era donchisciottesco, toglieva i soldi ai produttori e li spargeva alla massa, si circondava di gente che non gli serviva realmente, si circondava anche di due o trecento persone.

Qual è la sua filosofia di vita?
Sono idealista come Gandhi, darei la vita ad un uomo politico che si comportasse come lui, spogliandosi di tutti i suoi averi, che ha lavorato per la giustizia e la libertà, la dignità di tutte le persone, ottenendo grandi risultati e liberando l'India dalla colonizzazione inglese. Tutti coloro che sono profondamente onesti non accettano compromessi. Tutte le rivoluzioni dovrebbero essere pacifiche. Esse sono fallite, nel momento in cui si è arrivati alla violenza. Il potere fa sì che le rivoluzioni divengano violente in modo da eliminarle.



Se non avesse fatto l'attrice, che cosa avrebbe voluto fare?
Sinceramente mi sarei interessata alla regia, sceneggiature e romanzi, anche se poi lo sto effettivamente facendo in questa fase della mia vita.

Mi può parlare della sua esperienza come regista nel film "L'ultimo Mundial"?.
Praticamente questo film nasce dalla mia necessità di ridere. Ha le sue carenze di sceneggiatura, però mi soddisfa perchè è surreale, folle. "L'ultimo Mundial è uno spettacolo con delle regole precise; la regola principale di sceneggiatura che va rispettata è quella di creare dei picchi di attenzione, per poi creare delle fasi più tranquille, fino a giungere allo svolgimento della vicenda. Lo spettatore non si deve annoiare.

Cosa vorrebbe realizzare nella sua carriera d'artista?
Continuare quello che sto facendo. Mastroianni diceva: " Io sto sempre sul set". Quando stai sempre sul set non ti godi la vita, il tuo tempo libero. A me piace essere la regista di me stessa.

A quale regista si ispira?
Amo il cinema di Woody Allen, il suo modo di raccontare tragicomico, il cinema di Almodovar, che ride delle cose drammatiche. Sono nata con una tendenza malinconica, ridere sopra le disavventure e passare oltre è quell'armonia che ti dà più leggerezza, più energia per vivere.

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Può farci un paragone fra cinema italiano e straniero?
Il cinema francese tutela la propria cultura in tutti i modi, è più sostenuto dal governo. La nostra cultura italiana è influenzata dagli americani e il cinema italiano, d'altro canto, è folkloristico e potente, però succube e schiavo degli americani, del potere politico e dei governi che lo guidano. Per realizzare un film , bisogna prostrarsi. In Italia non ci sono sale cinematografiche dello stato, che sono state vendute ai privati. La nostra cultura è la più bistrattata del mondo, il cinema francese, spagnolo, americano, è notevolmente finanziato dallo stato. La nostra sottomissione all'industria cinematografica americana è dovuta al nostro trascorso politico post-fascista e alla colonizzazione culturale che ne è seguita. Moretti è uno dei pochi cineasti che è riuscito a trovare una sua strada e a produrre i suoi film, molto spesso con l'aiuto dei francesi. Per esempio Bertolucci ha un produttore inglese Jeremy Thomas...



Qual è il suo stile di lavoro come autrice?
Come regista sono ancora alle prime armi. Posso parlare del mio primo corto, "La nota stonata", due persone che si sono amate tantissimo e si lasciano, lei va verso Milano per sposarsi, lui a Sud, s'incontrano alla stazione e si amano ancora. Max Gazzé è protagonista e autore delle musiche. "La nota stonata" è grottesco, comico e tragico. Quando lavoro con degli artisti, il film risulta un continuo work in progress, divenendo sempre diverso da come lo avevo pensato. Mi piace la collaborazione, un'opera dovrebbe essere come un prisma e riflettere tutte le sfaccettature della luce da varie angolazioni. Mi ricordo, che quando recitavo con Fellini, era lui stesso a chiedermi come volevo vestirmi; - "Così, così, o... così?" ed io sceglievo ciò che mi piaceva di più e lui: " Mettetele quello!".

Secondo Antonella, cos'è il mondo dello spettacolo?
E' molto più duro di quello che pensavo e quando Eduardo De Filippo diceva: " Gli esami non finiscono mai", riassumeva in poche parole, quella che è l'esperienza di un'artista: un lavoro dove non c'è mai nulla di certo, dove devi sempre evolverti, reinventarti.

Può darci qualche anticipazione e parlarci di un film che vorrebbe realizzare come regista?
Ora sto lavorando ad un copione; un film drammatico, una storia che si svolge nell'arco di una giornata e cambia la vita a sei persone; un film che parla di sentimenti, dell'amore e di avidità sentimentale. L'avidità può essere diretta anche sulle persone, come possesso degli altri, per colmare i propri vuoti. Sono tante storie d'amore che s'intrecciano.

La musica che ascolta volentieri?
Tutta la musica spagnola, cubana, brasiliana e argentina, che mi prende le viscere e mi fa sognare. Ho voglia di allegria, di giocare, mi piace il colore rosso, il rosso dei tramonti, non amo le cose struggenti, ma l'allegria, perchè ti dà la forza per realizzare le cose.



Qual è un suo sogno ricorrente?
Avere tre figli e il sogno più proibito è quello di riuscire a tirare fuori la mia gioia e raggiungere la beatitudine. La ricchezza è interiore, consiglio a tutti la pratica buddhista di Shakyamuni; colui che fece viaggiare il cuore dei suoi insegnamenti in tutto il mondo. Con la meditazione sono riuscita a trovare dentro di me quell'equilibrio che potenzialmente è in tutti.

E con queste ultime parole, termina la nostra intervista. Da parte mia e di tutta la redazione, i migliori ringraziamenti, per averci dato la possibilità di conoscerla meglio, sia da un punto di vista artistico, che personale.

Grazie a voi, a presto.



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