Il Settimo Senso news
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Last Access: 2019-09-22 04:08:22  
02/2014
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Rubrica: Curiosità
Redattore: Antonio Timoni

Titolo: EVITA PERON - Parte prima

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Alla morte di Evita Peron, la moglie del presidente argentino, il suo cadavere fu oggetto di una vera e propria macabra odissea. Lei che tanto si era adoperata a favore dei ceti meno abbienti, da passare alla storia come “ l’angelo dei descamisados “, alla caduta del dittatore, la sua salma cominciò un grottesco viaggio durato più di vent’anni. Un cadavere senza pace quello di Evita Peron, un calvario a discapito del rispetto che si deve a un defunto, sopraffatto invece dalla strumentalizzazione politica; la speranza di ottenere un qualche vantaggio da un corpo senza vita, non è sicuramente un fatto nuovo, ma forse mai nella storia una salma è stata al centro di tante vicissitudini. Con i servizi segreti di mezzo, e il loro compito ben preciso di occultare il cadavere di Evita dopo la caduta di Peron, la storia rasenta a tratti il ridicolo. Iniziò così un calvario interminabile con false tombe, false lapidi, forse addirittura un falso corpo; la salma venne nascosta nei posti più impensati, finché non fu dimenticata in un ripostiglio e ritrovata per caso, iniziando come già detto, un continuo peregrinare
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Passarono gli anni, cambiarono i regimi, ma il cadavere di Evita non trovò pace; false piste, intrighi, complotti al cimitero, hanno reso la storia così assurda, che in un certo momento si parlò addirittura di venticinque bare sulle quali era scritto il nome della defunta. L’odiosa odissea durò per circa ventisette anni e solo alla fine degli anni settanta, la salma di Evita sembrò finalmente trovare la definitiva pace; molti però si chiesero e si chiedono ancora, dopo tanto peregrinare, se dentro la tomba ci sia veramente il cadavere, ma questa però è un’altra storia.
Nome: 302-La folla alla notizia della morte di Evita.jpg - Ingrandisci
Eva Duarte Peron, la donna più amata dal popolo argentino, che dal 1945, pur senza ricoprire incarichi di governo, guidò il paese al fianco del dittatore, morì di leucemia il 26 luglio 1952 quando aveva solamente trentatré anni. In Argentina tutti la piansero, dalle categorie sociali più elevate a quelle soprattutto più disagiate, che avevano per lei un’incredibile venerazione, lei donna di origini modeste che si era prodigata a favore del proletariato; per quindici giorni e quindici notti, una folla immensa a Buenos Aires, rese omaggio alla salma. Al termine della veglia funebre, il corpo però non venne sepolto, perché sul suo mito Juan Domingo Peron, il marito, gettò le basi del suo potere; affidò così le spoglie della moglie ad un famoso imbalsamatore e dopo un anno di sofisticati e forse sbagliati trattamenti, finalmente il suo corpo venne esposto alla venerazione popolare, in una sala del palazzo dei sindacati a Buenos Aires.
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Nell’estate del 1955 un golpe militare rovescia il dittatore Peron che fu costretto a rifugiarsi all’estero; il corpo di Evita divenne un pericoloso ricordo del passato regime e così nel dicembre dello stesso anno, i servizi segreti argentini, trafugarono la salma dal palazzo dove era esposta, dando vita all’incredibile viaggio che vi accennato all’inizio. Scaricato dapprima in una caserma della Marina militare, poi nascosto in una casa privata, il cadavere finì in un ripostiglio dell’Esercito, dentro una cassa con su scritto “ apparecchi radio “; qui restò diversi mesi dimenticato da tutti, finché un giorno il nuovo capo dell’Esercito, ispezionando i locali, scoprì il corpo. Il governo argentino messo al corrente, si trovò di fronte ad un grosso dilemma: dovevano trovare al più presto una collocazione definitiva per quel cadavere scottante. Fu allora che il presidente argentino Aramburu, per confondere le tracce, ebbe un’idea diabolica, quella di affidare il segreto del corpo di Evita, a venticinque persone diverse; ciascuno, ignaro degli altri, ricevette la sua bara con il compito di sistemarla in un luogo sicuro.
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Dove finì realmente il corpo di Evita Peron? Questo non ci è stato dato modo di saperlo. Si sa invece che il presidente Aramburu, dopo una trattativa con il Vaticano, ottenne l’autorizzazione alla sepoltura della salma in Italia, che arrivò nel nostro paese nel 1956 e fu sepolta nel cimitero di Campagnano, piccolo centro della campagna romana; dopo un anno la bara fu però trasferita nel cimitero di Musocco, a Milano, sotto il nome di “Maria Maggi, vedova Magistris”. Nell’agosto del 1971, un ipotetico fratello della scomparsa, certo Carlos Maggi ( in realtà pare fosse il colonnello Cabanillas, del servizio segreto argentino) provvide alla traslazione della salma a Madrid e qui restituita in gran segreto a Peron, che viveva nella capitale spagnola in esilio.
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Nel 1973 Peron torna in Argentina con la terza moglie Isabelita, ma il corpo di Evita non è con loro; il cadavere tornerà in patria solo nel novembre dell’anno successivo, quando, morto Peron, Isabelita che nel frattempo ne aveva preso il posto alla guida del paese, intuì che quella poteva essere la mossa giusta per far continuare a vivere il peronismo.
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Dopo aver riposato alcuni anni accanto a Peron, nel 1979 la bara con le spoglie tormentate di Evita fu nuovamente traslata in gran segreto nel sacrario della famiglia Duarte, senza che nessuno abbia mai potuto accertarne il contenuto; per il popolo argentino che tanto l’ha amata però il suo corpo è lì e finalmente riposa in pace. Chi era in realtà Eva Duarte? Questo lo scopriremo insieme nel prossimo appuntamento.
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