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Pino Azzardo
nasce a Stoccarda il 3 ottobre del 1966 da genitori emigrati. Musicista e
interprete di brani che spaziano dal blues, al rock melodico, con particolare
riferimento ad artisti come Pino Daniele ed Enzo Avitabile, mantenendo comunque
e sempre le sue radici legate alla melodia classica napoletana.
Diversi i suoi tour internazionali; America, Canada, Svizzera, Germania
.Dal 1999 Pino si trasferisce a Roma, dove prosegue la carriera da solista, esibendosi nei diversi
pianobar della capitale, anche come cabarettista di successo. Con lo
spettacolo Risate di Capodanno è presente in veste di attore -cantante, al teatro Agorà di Roma; commedia musicale, nella quale si alternano diverse melodie napoletane, a quelle romane; come Femmena, I te vurria vasà, Serenata napulitana, Napule ca se ne va, Tarantella internazionale, Arrivederci Roma,
“Com’è bello fa l’amore quando è sera”.
Nel maggio del 2006 è finalista al Festival di Napoli.
1) Pino, ripercorriamo insieme i tuoi esordi, la carriera musicale, il cabaret e il
successo…
Inizio 25 anni fa, non dico l’età attuale, un pò per gioco e un pò, perché
artisticamente nasco a Napoli, pur non vivendoci e quindi la mia casa era “bombardata” dalla mattina alla sera da grandi melodie… Così mi sono entrate nel sangue e
quindi sono rimasto da sempre legato a queste radici, che ho tramutato poi in
lavoro; il mio attuale lavoro. Gli esordi, da ragazzo, con famosi gruppetti…
Facevamo blues, cover di Neil Young, Led Zeppelin, Rolling Stones, fino a
scoprire questa mia “identità” legata alla melodia classica napoletana, non
allontanandomi comunque dal pianobar, perché è quello che ancora oggi mi dà da
vivere. Trasferitomi a Roma... Vari locali, fino ad arrivare al punto di cercare
qualcosa di più creativo e poi Roma è molto interessante in questo senso, perché
c’è tanto turismo e quindi non sei vincolato soltanto nell’esecuzione di pezzi
di musica esclusivamente italiana, ma puoi spaziare anche per quanto riguarda
brani americani, inglesi, francesi, ecc. Così, per continuare, recentemente mi sono
inventato questo spettacolo di cabaret, per avere quella marcia in più e, per via
della concorrenza, bisogna inventarsi sempre qualcosa di esclusivo. Ti racconto...
Una sera una mia carissima amica, autrice e attrice romana, molto brava,
Francesca Di Nicola, mi fa una proposta teatrale. Lei stava scrivendo
una commedia ispirata al film di Mario Monicelli, Risate di gioia. Un sorta di
percorso canoro tra Roma e Napoli nel dopoguerra. Così, mi confida che aveva
scritto una parte proprio “cucita” su misura per me. Mai avuto esperienze
teatrali precedentemente, tranne qualche particina nelle commedie di Eduardo,
che avevamo organizzato in provincia di Benevento. Mi è sempre piaciuto confrontarmi, mettermi alla prova e quindi mi son detto: “Perché non provare?”. In quel periodo di duro lavoro, sarò dimagrito di otto kg.; le prove tutte le sere, si sudava
moltissimo, recitavamo in una specie di sgabuzzino… Alla fine comunque ci siamo
riusciti e abbiamo portato questa commedia al teatro Agorà di Roma ed ora stiamo
tentando di riportarla in giro, in varie parti d’Italia. Quindi, pur non avendo
mai studiato recitazione e senza peccare di presunzione, posso dire che da Roma
in giù, abbiamo una vena artistica sconosciuta, devi solo trovare qualcuno che
riesce a fartela venire fuori. Anche se non sei un’intellettuale, a parole tue,
riesci comunque ad ottenere il risultato. In quest’ultimo periodo ho avuto un
incontro con due grandi maestri: il maestro Intrieri, che ha scritto dei pezzi
per Peppino Di Capri, di cui un brano che l’ha reso ricco e famoso e l’altro è
il compositore Di Vaja. Con loro c’è stato questo progetto di partecipare al
Festival di Napoli con un pezzo inedito. Il tutto, stranamente è partito da Roma
e non da Napoli, quindi io,inizialmente scettico, alla fine mi son deciso che
era giusto mettersi in discussione e così ho accettato la proposta. Anche lì è
stata un’impresa ardua, fra spostamenti, Roma-Napoli, Napoli- Roma… Partivamo la
mattina e tornavamo il pomeriggio, non so quante volte ho fatto lo stesso
tragitto… Il pezzo doveva essere presentato davanti a varie commissioni. Eravamo
in 4000, il direttore artistico Gianni Bella e personaggi molto importanti. Alla
fine ce l’abbiamo fatta e siamo entrati in 12 in finale, che dovranno
organizzare, spero, nel corso dell’anno a Napoli e poi, dal momento che amo
molto la canzone napoletana, perché non farla? Oggi, chi si cimenta in questo, non lo fa nella maniera più adeguata, secondo me, nel senso che vedo molti "cantanti" che
s’improvvisano... Di recente ho avuto anche la fortuna d’incontrare un altro artista
napoletano che vive sempre a Roma; il maestro Stefano Mecca, chitarrista,
allievo di Roberto Murolo, con il quale è nato il progetto Artèteca, riportare in giro la canzone classica napoletana, arrangiata e rivista in modo particolare.
Questo spettacolo è stato da noi proposto in Germania, lo scorso inverno.
Inoltre sempre con lui, in qualità di artisti, siamo stati invitati per due serate consecutive a palazzo Barberini, ad inaugurare il Salone dei concerti. Non sono sazio… ci sono ancora
molte cose da fare..

2) Secondo
te, cosa manca oggi alla musica leggera italiana?
Bella domanda… vedo che il mercato musicale italiano è molto veloce. Non si fa
in tempo a scrivere, che bisogna riscrivere. Faccio un esempio, ma senza fare
nomi… Ci sono artisti che devono necessariamente comporre quantità di materiale, per rimanere sempre sulla cresta dell'onda, ma con questa velocità, non sempre vengono a realizzare cose valide. Noto che alcuni personaggi, anche miei conterranei, ad alto livello, puntano sulla quantità, invece che sulla qualità.
Vedi, io amo molto gli anni ’60-’70, perché malgrado passi il tempo, ci sono brani che non moriranno mai e quella, per me è qualità. Un'attuale canzone commerciale, la senti per un pò e poi finisce nel dimenticatoio. Però, come ti stavo accennando, un artista, se vuole rimanere sulla cresta dell’onda, deve scrivere continuamente, rischiando anche di comporre pezzi indubbiamente discutibili.
3) Il brano a cui ti senti maggiormente legato quando ti esibisci nei pianobar?
E’ un classico e se questa cosa la leggeranno i colleghi di pianobar, sono
sicuro che mi daranno ragione. Ogni artista nasce con un classico
intramontabile, che è My way, quindi si parte da lì, per poi spaziare in altre
situazioni. Ora non parlo da napoletano, perché da napoletano è tutta un’altra
cosa. Se devo far riferimento alla melodia napoletana, non posso sceglierne solo
una, ce ne sono tante che mi prendono l’anima quando le canto, ancora oggi, dopo vent’anni.
4) Com’è nata l’idea di una commedia musicale, come Risate di Capodanno?
Come ti accennavo prima, è nata da questa autrice, Francesca Di Nicola, che in
realtà doveva fare un’altra commedia, ma dal momento che è testarda e le piaceva
molto questo progetto, insieme anche al maestro Mecca, con il quale siamo molto
amici e che con noi ha partecipato a questo lavoro. Una sorta di sfida canora,
un discorso di sostegno reciproco, musicalmente parlando, mischiando due culture
diverse, ma molto simili, come Roma e Napoli. Quindi, lei ha creato questo
personaggio apposta per me, io ho accettato, sono state fatte quattordici
repliche al teatro Agorà di Roma ed ora stiamo cercando di venderla in giro e
speriamo che la comprano, perché è una commedia molto carina.
5)Fra
tutti i cabarettisti e attori comici, con chi ti piacerebbe condividere
un’esperienza lavorativa teatrale?
A livello di cabaret, rispetto moltissimo tre artisti, Giuliani, che lo
considero molto bravo per quanto riguarda Roma e due napoletani; Siani e
Schettino, che a mio parere sono molto preparati. Resta comunque il fatto che un
bravo artista di cabaret deve saper “aprire la battuta”, perché in riferimento al dialetto, potrebbe non essere comprensibile a tutti. Totò diceva – “ Se i miei film vengono tradotti in altre lingue, non fanno più ridere ”. Quindi sono del parere che questa gente bisogna andarla a
vedere recitare nella propria città, perchè è lì che si ottiene il prodotto. originale.
6) Perché una voce così bella, non è ancora riuscita a trovare il giusto e
meritato riconoscimento?
Perché? (ride…). Perché è un ambiente spietato, o forse anche per il fatto che
c’è stato un periodo in cui mi sono un pò adagiato. Nel mio piccolo, lavoro,
lavoro anche abbastanza. Certo, mi sento maturo per fare il salto di qualità, ho
voglia e desiderio di poter trasmettere delle emozioni un pò a chiunque, non
soltanto alla mia fetta di pubblico che sta lì e mi segue, ma ti dico la verità,
se non dovesse succedere, non importa, va bene così. Tutto sommato questo
mestiere, dopo vent’anni, lo faccio ancora con molta passione. Certo, la
televisione, un palcoscenico importante, a chi non piacerebbe? Però, quando
riesco a trasmettere un’emozione e noto che c’è chi la percepisce, anche se
stiamo nella trattoria, all’angolo del quartiere, io provo la stessa sensazione
e quindi è come se fossi su di un grande palcoscenico. Quando non ci sarà più la
passione, penso che smetterò e farò tutt’altro.
Ti faccio un esempio, tanto per dirti, ho pensato molte volte ad un trampolino
di lancio come il Teatro Ariston di Sanremo, ma non è facile… In realtà ci sto
ancora pensando… Quest’anno un impresario di Roma mi ha fatto la proposta di
partecipare con intrattenimenti musicali, in concomitanza con il Festival,
presso un’area di fronte all’Ariston. Sinceramente non ho accettato,, non mi
andava, perché o mi dedico a qualcosa di veramente costruttivo, oppure preferisco evitare, aspettare un anno, forse due, o lasciar perdere completamente quest'idea;
non è facile entrare in certi ambienti, devi essere inserito da qualcuno che ha
una certa importanza nel settore. Puoi valere tantissimo, ma se non hai gli
agganci giusti, il Festival di Sanremo non lo farai mai! La cosa che a me
dispiace è quella di sfruttare il palco dell’Ariston solo come trampolino di
lancio. Purtroppo il 99% degli artisti emergenti lo fa, ma Sanremo è un’arma a doppio taglio, ti può bruciare anche il giorno dopo, se non vali, se non sei all’altezza. Mi viene da ridere anche quando guardo programmi televisivi come Il Grande Fratello, seguito dalla maggior parte degli italiani.
Senza voler criticare il programma in sé, me ne guarderei bene e capisco che una
cosa di questo tipo regala indubbiamente una certa notorietà, ma una persona che
non sa fare nulla a livello di spettacolo, magari oggi vince e domani che fa?
Frequenta per sette mesi, come ospite, le discoteche e poi?.. Arrivederci e
grazie.. Ma è pur vero, che agli organizzatori, conviene sicuramente un
personaggio del genere, votato all’unanimità dal pubblico, piuttosto che un
grande artista, al quale devi comunque dare un notevole compenso economico, per
invitarlo ad una serata.
7) Hai mai pensato di cimentarti anche come compositore di brani?
Mi sono cimentato in testi, alcuni resteranno nel cassetto, o forse verranno
resi pubblici, non lo so. Ti racconto questo aneddoto… Alcuni anni fa ho avuto una
brutta disgrazia in famiglia; ho perso mio padre a causa di una malattia
gravissima e credimi, abbiamo vissuto un momento veramente tragico in casa. In conseguenza di questo, è scattato qualcosa dentro di me… Ho sentito l’esigenza di prendere una penna e mettermi a scrivere. Mi sono seduto fuori, nel giardino della casa di famiglia e ho scritto delle cose che ho dovuto rivedere il giorno dopo, perché in
quel momento non riuscivo a rileggere quello che avevo scritto.Tutto ciò che ho realizzato fino ad oggi, è in dialetto napoletano; mi “suona” un pò strano scrivere in italiano, ma non escludo che in seguito possa cimentarmi anche in testi in lingua italiana.
8) Cosa non accetti di questa nostra società?
Sembrerà retorica, ma ci sono cose talmente scontate che si sentono dire da
tutti, però esistono, non puoi ometterle. Oggi siamo diventati un pò egoisti, il mondo va veloce, non ci soffermiamo più a riflettere, non ci guardiamo più negli occhi e non regaliamo più sorrisi. Spesso mi ritrovo a pensare... Perché questi signori che occupano ruoli importanti nel campo della politica, non si mettono a disposizione dei più deboli e bisognosi?
Non farà male di sicuro nemmeno alle loro tasche, tanto non hanno problemi economici,
riescono a vivere alla grande e possono dare per esempio un valido aiuto a quei poveri bambini dell’Africa, che soffrono la fame, che si ammalano e muoiono anche per una banale influenza. E con tutto il rispetto per i bambini africani, esiste un degrado e
una povertà ancora oggi notevole persino al Sud d’Italia ed io vengo da un posto,
dove, mi dovete credere, è così… Essere una brava persona non significa soltanto far pagare meno tasse alla gente, ma vuol dire anche mettersi qualche volta una mano sul cuore.
9)Che rapporto hai con il mondo tecnologico e telematico?
Arabo… Non capisco niente… Sicuramente il mondo telematico ha preso il
sopravvento, quindi non puoi rimane indietro. Vedi, una volta c’era il gettone
per telefonare e ricordo che mio padre e mio nonno, non sapevano
adoperarlo e da quale verso inserirlo nel telefono. Se pensiamo a quanti passi
avanti ha fatto la tecnologia, cellulari, computer, internet… si attraversa il
mondo in questo discorso virtuale… E’ una cosa meravigliosa, ma allo stesso
tempo mi spaventa un pò.
10)Pensi di tornare presto ad allietarci con qualche tuo nuovo spettacolo?
Progetti futuri?
Sicuramente, lo spero. Adesso stiamo curando questo progetto Artèteca con il maestro Mecca, che porteremo quest'estate in Germania. Continuerò con spettacoli di musica e cabaret in quest'estate romana, riproporremo la commedia Risate di Capodanno in varie località italiane e per finire attendo la convocazione, per la finale del festival di Napoli.
Ho una smania d’iniziare, abbiamo cominciato già da un mese e termineremo sicuramente a novembre.
Il Settimo
Senso news ringrazia Pino Azzardo, per la gentilezza e disponibilità dimostrata,
in riferimento a questa intervista.
Grazie a te, gentilissima… Grazie ancora....
A cura di: Nimue