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Per tutti gli anziani che abitano nella solitudine, negli ospizi, nei letti degli ospedali e per tutti coloro che vivono la terza età non più come un punto di arrivo, ma come un nuovo e stimolante punto di partenza, dopo aver messo da parte gli anni di lavoro, guadagnata la tanto sudata pensione, sistemati i figli, coccolati i nipoti, si godono il tempo ritrovato reinventandosi ogni giorno. Anziani che viaggiano, fanno sport, si dedicano al volontariato, tornano sui banchi di scuola.
Signore che tendono a svolgere un lavoro di cura attraverso il volontariato, che ricoprono un ruolo che tradizionalmente è riconosciuto loro. Uomini spinti dalla curiosità, che seguono interessi ed esigenze personali, dedicandosi in larga parte ad attività sindacali e ad altre, come il controllo dei giardini, la vigilanza davanti alle scuole, accompagnatori nei musei e addetti alla protezione civile. I corsi delle università della terza età sono frequentati dal 25% degli uomini laureati, dal 36% dei diplomati e per quanto riguarda le donne dall’11% delle laureate e dal 39% delle diplomate; gli uomini sono più orientati verso la tecnologia, le donne verso la cucina, la ceramica, il cucito e il ballo. Gli anziani meno istruiti tendono a dedicarsi in larga parte al volontariato: tra gli uomini il 28% con licenza media e il 29% con licenza elementare o nessuna istruzione, tra le donne il 22% con licenza media, il 47% con licenza elementare o nessuna istruzione.
Per quanto riguarda lo sport, archiviata ormai l’immagine del pensionato dedito al gioco delle bocce, delle carte, o alle attività di caccia e pesca, sono molto praticati il trekking e la bicicletta dagli anziani e la ginnastica dolce e il nuoto dalle anziane.
Bisogna vivere, bisogna lottare e combattere contro gli anni che passano, gli acciacchi della vecchiaia, la malinconia e la solitudine, lo stordimento che procura un corpo che cambia, che spesso, troppo spesso non sostiene più i ritmi della mente, i bisogni del cuore.
Essere anziani è molte volte una lotta, alle volte non si ha la fortuna di star bene, ma tante volte, troppe volte, è come una sorta di rassegnazione, uno stato di torpore, una scusa, un vetro dietro il quale ci si ripara per non vivere.

E’ a quel punto che si è "vecchi", quando dire "Io sono vecchio" diventa la scusa per non fare…
Quante persone anziane rimangono settimane intere chiuse in casa, rapite dalla radio e dalle televisioni? D’estate non si esce perché si suda e sudare non fa bene e poi c’è troppo sole, d’inverno fa troppo freddo, oppure piove e allora si rimane in casa, in attesa che qualcuno telefoni, che qualcuno venga a far visita. Comprarsi un vestito, delle scarpe nuove, prepararsi un buon pranzo, regalarsi un libro, un concerto, una cena romantica con la propria compagna, sono cose che non hanno più senso, che appartengono a un tempo lontano, cose già fatte, già dette.

E poco importa se la vita regala ancora altri anni da vivere; la vecchiaia diventa solo un’attesa.
Non si ha più voglia di un nuovo inizio, voglia di imparare nuove cose, come se l’essere troppo avanti negli anni non renda più capaci, quando invece si ha ancora una mente giovane, quando si avrebbe tanto da dire e da fare, quando ancora la vita chiede altra vita, altri anni, altri gesti ed emozioni.
Non è un rimprovero, questa non è tutta la verità, ma è una parte dolorosa della realtà che in troppi ignoriamo. E' soprattutto un invito a cercare dentro ogni cuore la forza per lottare ancora, per essere persone e non vecchi.
A tutti voi, nonni babysitter, viaggiatori, pittori, poeti, sognatori, sportivi e innamorati, i complimenti e l’augurio di voltare ancora tante pagine di questa vita, ancora tutta da scrivere!
Buon Natale!
A cura di: Nimue